Un successo pop costruito con leggerezza e precisione
Il 7 aprile 1973 Gilbert
O’Sullivan arriva al primo posto
della classifica britannica con “Get Down”,
uno dei brani più immediati e riconoscibili della sua carriera. È un pezzo che
gioca sulla semplicità: ritmo incalzante, pianoforte in primo piano, un testo
che alterna ironia e affetto. O’Sullivan lo scrive come una sorta di rimprovero
scherzoso al proprio cane che continua a saltargli addosso, ma la canzone
funziona perché non si appoggia alla battuta, vive di melodia, di un groove
leggero, di un arrangiamento che si muove con naturalezza.
Nel 1973 O’Sullivan è già un nome forte. Ha alle spalle Alone
Again (Naturally) e Clair, due singoli che lo hanno imposto come
autore capace di unire malinconia e immediatezza. “Get Down” cambia registro:
niente introspezione, solo un pop brillante che scorre senza frizioni. Proprio
questa svolta più giocosa gli permette di conquistare il pubblico britannico in
un momento in cui le classifiche oscillano tra glam rock, cantautorato e prime
avvisaglie di un pop più levigato.
Il brano resta in vetta per due settimane e diventa uno dei
simboli della sua fase più felice. È anche un esempio di come O’Sullivan sappia
muoversi fuori dai cliché del cantautore triste: qui lavora sul ritmo, sul
sorriso, su un’energia che non forza mai la mano. La sua voce, asciutta e
riconoscibile, tiene tutto insieme con una naturalezza che oggi suona ancora
efficace.
Riascoltato a distanza di anni, “Get Down” mantiene quella
qualità di pop senza pretese che non invecchia. Non cerca profondità, non vuole
essere altro da ciò che è: un brano costruito bene, con un’idea chiara e
un’esecuzione pulita. Il suo successo del 7 aprile 1973 non è un caso, è il
risultato di un equilibrio raro tra leggerezza e mestiere.







