West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

martedì 3 febbraio 2026

4 febbraio 1991: l'ultimo atto in studio di Freddie Mercury

 


Un'analisi tecnica e narrativa di Innuendo

 

La pubblicazione di Innuendo, avvenuta il 4 febbraio 1991, rappresenta un momento di particolare densità nella storia della discografia rock, non solo per il valore artistico intrinseco ma per le condizioni produttive in cui l'opera venne portata a termine. Il disco arrivò dopo un periodo di intensa attività negli studi Mountain di Montreux, dove i Queen cercarono di recuperare una dimensione più complessa e stratificata, allontanandosi parzialmente dalle sonorità pop degli anni Ottanta per riabbracciare strutture che richiamavano il rock progressivo degli esordi. Questa scelta stilistica è evidente sin dalla title track, un brano di oltre sei minuti che alterna tempi diversi e integra un intermezzo di chitarra flamenca, per il quale Brian May si avvalse della collaborazione di Steve Howe degli Yes. La costruzione del pezzo riflette una ricerca armonica ambiziosa, capace di legare sezioni orchestrali a momenti di puro hard rock, mantenendo una coesione che molti critici dell'epoca interpretarono come un ritorno alla maturità compositiva della metà degli anni Settanta.

Nonostante il progressivo deterioramento delle condizioni di salute di Freddie Mercury, la sua prestazione vocale nell'album non mostra segni di cedimento tecnico, anzi si distingue per un'estensione e una potenza che in alcuni passaggi, come nel brano “All Dead, All Dead” o nella stessa “Innuendo”, raggiungono vette di precisione assoluta. Il lavoro in studio fu meticoloso e mirato a ottimizzare le sessioni di registrazione, con i restanti membri della band impegnati a fornire tappeti sonori rigorosi su cui innestare le linee vocali. Brani come “I'm Going Slightly Mad” mostrano un uso sapiente delle tastiere e degli effetti sintetizzati, contribuendo a creare un'atmosfera sospesa e quasi surreale, mentre “Headlong” mantiene un approccio più diretto e lineare, basato su un riff di chitarra granitico tipico dello stile di May.

L'album si conclude con “The Show Must Go On”, una traccia che sul piano tecnico mette in luce una gestione magistrale della dinamica e del crescendo sonoro. La base ritmica di Roger Taylor e John Deacon sostiene un arrangiamento di sintetizzatori che simula una sezione d'archi, creando una struttura imponente sopra la quale si sviluppa una delle performance vocali più complesse della carriera di Mercury. La capacità di “Innuendo” di spaziare tra generi diversi, dalla ballata intimista di “These Are the Days of Our Lives” fino alle derive quasi heavy di “Hitman”, rende l'opera un compendio della versatilità del gruppo. Alla sua uscita, il disco ottenne immediatamente il primo posto nelle classifiche britanniche, confermando come la band fosse riuscita a sintetizzare vent'anni di carriera in un lavoro che, pur essendo l'ultimo registrato con la formazione originale al completo, evitava facili nostalgie preferendo un'esecuzione tecnica asciutta e di alto profilo.




lunedì 2 febbraio 2026

Fred Buscaglione, 3 febbraio 1960

 


La fine del fenomeno swing tra le strade di Roma e l'eredità di un linguaggio nuovo

 

All'alba del 3 febbraio 1960, l'incidente stradale in cui perse la vita Fred Buscaglione segnò una frattura netta nella storia dello spettacolo italiano. Lo scontro tra la sua Ford Thunderbird e un autocarro nei pressi di via Paisiello, a Roma, non fu soltanto un fatto di cronaca nera, ma la scomparsa prematura di un innovatore che a 38 anni aveva già scardinato i canoni della canzone melodica nazionale. L'impatto fu talmente violento da rendere inutili i soccorsi, portando alla morte l'artista proprio nel momento di massima espansione della sua popolarità.

Il contributo di Buscaglione alla musica leggera si distinse per una precisione tecnica derivata da una solida formazione polistrumentale, che gli permise di importare lo swing e il jazz americano in un contesto ancora legato a schemi tradizionali. Insieme al paroliere Leo Chiosso, aveva creato un universo narrativo coerente, popolato da personaggi ispirati alla letteratura noir e al cinema di genere. La sua maschera da "duro", caratterizzata dal baffo sottile e dall'immancabile sigaretta, era sostenuta da arrangiamenti orchestrali sofisticati che guardavano con intelligenza a quanto accadeva oltreoceano, senza mai scadere nella mera imitazione.

La data della sua morte coincise con una fase di profonda mutazione del costume italiano. Buscaglione era riuscito a intercettare il desiderio di modernità di un Paese in pieno fermento, proponendo un modello di intrattenimento che mescolava ironia e rigore esecutivo. La sua capacità di recitare le proprie canzoni, rendendole quasi delle sceneggiature concentrate in pochi minuti, aveva anticipato modalità comunicative che sarebbero diventate standard solo molti anni dopo. La fine del suo percorso privò la scena artistica di un interprete capace di muoversi con naturalezza tra la discografia, la televisione e il cinema, dove stava iniziando a consolidare una presenza significativa.

Oltre al mito dell'uomo vissuto con la stessa intensità dei suoi personaggi, resta l'analisi critica di un repertorio che ha influenzato generazioni di musicisti. Buscaglione fu un professionista che seppe applicare la disciplina del jazz alla struttura della canzone pop, mantenendo un equilibrio costante tra la narrazione goliardica e la qualità dell'esecuzione. La sua scomparsa lasciò un vuoto tecnico incolmabile, cristallizzando per sempre l'immagine di un'Italia che cercava, attraverso il ritmo, una propria via verso l'internazionalità.







domenica 1 febbraio 2026

Tommy Ramone: nasceva il 2 febbraio il battito primordiale del punk

 


Nel giorno della sua nascita, il ritratto di un musicista che ha definito un suono


Il 2 febbraio 1949 nasceva a Budapest Tamás Erdélyi, conosciuto come Tommy Ramone, primo batterista dei Ramones e figura centrale nella definizione del punk newyorkese. In un periodo in cui il rock tendeva verso strutture sempre più elaborate, Tommy contribuì a riportare l’attenzione su un linguaggio diretto e immediato. Il suo nome rimane legato a un modo di fare musica essenziale e privo di artifici.

Tommy non iniziò come batterista. Proveniva dal mondo della produzione e del lavoro in studio, e questa formazione influenzò profondamente il suo approccio. Quando si trovò a suonare con i Ramones, adottò uno stile asciutto, basato su un tempo costante e su figure ritmiche ripetute. Questa scelta contribuì a definire l’identità sonora della band e, più in generale, di una scena musicale che stava nascendo proprio in quegli anni.

Oltre al ruolo dietro il kit, Tommy fu determinante anche come produttore. Lavorò ai primi album dei Ramones con l’obiettivo di restituire su disco la stessa energia dei concerti. Evitò sovrastrutture e interventi superflui, privilegiando un suono compatto e riconoscibile. Questa impostazione influenzò molte band successive e contribuì a fissare un modello produttivo che avrebbe avuto lunga durata.

All’interno del gruppo, Tommy svolse anche funzioni organizzative e gestionali, soprattutto nei primi anni. La sua presenza contribuì a mantenere un equilibrio in una fase in cui la band stava definendo la propria identità e cercando spazio nella scena newyorkese. Quando lasciò il ruolo di batterista nel 1978, continuò comunque a collaborare con il gruppo e a partecipare al loro percorso artistico.

Ricordare Tommy Ramone il 2 febbraio significa ripercorrere la storia di un musicista che ha avuto un ruolo concreto nella nascita del punk. Il suo contributo, sia come batterista sia come produttore, ha lasciato un’impronta riconoscibile e continua a essere un riferimento per molte formazioni che si muovono in ambito rock e alternative.