L'unione tra Clapton, Winwood e Baker
nel contesto della crisi creativa post Cream
L'8 febbraio 1969 la cronaca musicale venne scossa da
una notizia che sembrava destinata a spostare l'asse del rock internazionale:
l'annuncio ufficiale della nascita dei Blind
Faith. Il progetto si presentava come una soluzione tecnica e
artistica alle tensioni accumulate nei mesi precedenti, riunendo Eric
Clapton e Ginger Baker, orfani della potenza sonora dei Cream, con Steve
Winwood, che aveva appena abbandonato i Traffic, e Ric Grech. La
critica coniò per loro il termine "supergruppo", una definizione che
portava con sé un carico di aspettative sproporzionato rispetto alla reale
stabilità della nuova formazione.
Clapton vedeva in questa collaborazione la possibilità di
rifugiarsi in un sound più asciutto e strutturato, lontano dalle lunghe
improvvisazioni solistiche che lo avevano reso un'icona mondiale ma che lo
avevano anche profondamente logorato. L'ingresso di Winwood garantiva una
versatilità compositiva che spaziava dal rhythm and blues a suggestioni più
marcatamente melodiche, offrendo al chitarrista quella spalla creativa
necessaria per esplorare territori meno saturi. Tuttavia, l'annuncio della band
non faceva i conti con la pressione mediatica: il pubblico non cercava
un'evoluzione, ma una replica aumentata del passato, trasformando ogni concerto
in una celebrazione nostalgica delle carriere precedenti.
La gestione tecnica dei Blind Faith fu segnata da una fretta
eccessiva. Nonostante la qualità dell'unico album omonimo, le sessioni
di registrazione e i successivi tour negli Stati Uniti evidenziarono una
mancanza di amalgama strutturale, schiacciata tra la necessità di promuovere il
nuovo materiale e l'obbligo contrattuale di riproporre brani dei Cream. Questa
instabilità portò alla fine del gruppo già nell'autunno dello stesso anno,
dimostrando come la data del loro esordio avesse segnato l'inizio di un
esperimento tanto ambizioso quanto fragile.
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