West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

mercoledì 7 ottobre 2026

Savona applaude “Il Cappellano delle Fate”, viaggio tra storia, musica e leggenda

 


Un anno fa era soltanto un progetto. La sera di giovedì 2 ottobre, al Teatro dei Cattivi Maestri di Savona, "Il Cappellano delle Fate - Una storia dalle Highlands", è diventato realtà davanti a un teatro gremito, regalando ai protagonisti e al pubblico una serata che ha saputo unire racconto, musica e danza in un unico percorso narrativo.


Ci sono voluti quasi dodici mesi per arrivare a quella sera. Un anno di lavoro, incontri, idee, prove e inevitabili interrogativi sul risultato finale. Portare sul palco una storia tanto particolare, sospesa fra folklore, storia, superstizione e riflessione culturale, significava affrontare una sfida importante.

La sera del 2 ottobre ogni dubbio si è dissolto davanti a una sala gremita. Il pubblico ha risposto con una partecipazione che ha premiato mesi di preparazione e confronto, trasformando l'attesa in una concreta soddisfazione per tutti i protagonisti.

Lo spettacolo si è sviluppato lungo il percorso ideato da Giacomo Franco, autore dei testi che hanno raccontato la vicenda di Robert Kirk, il pastore scozzese che nel Seicento osò interrogarsi sul misterioso mondo del Piccolo Popolo e sulle credenze delle Highlands.

La narrazione ha trovato nella voce e nella presenza scenica di Jacopo Marchisio il suo principale filo conduttore. Attraverso letture e interventi narrativi il pubblico è stato accompagnato dentro una vicenda dove storia, leggenda e riflessione culturale si sono continuamente intrecciate.

Accanto alle parole hanno trovato spazio le musiche create ed eseguite da Roberto Storace, capaci di costruire atmosfere suggestive e perfettamente coerenti con il mondo evocato dal racconto. Le composizioni non si sono limitate ad accompagnare la narrazione, ma ne sono diventate parte integrante.

Un contributo importante è arrivato anche dalla danza guidata da Raffaella Bergonzi e interpretata insieme al gruppo di ballerini (Gabriella Barbano, Paola Bussino, Angelo Cerati, Annamaria Cerruti e Roberto Fiaschi) che ha dato forma visiva alle suggestioni provenienti dalla Scozia delle Highlands. Le coreografie hanno aggiunto movimento, colore e leggerezza a una storia che vive costantemente in equilibrio fra terra e immaginazione.

Il programma ha seguito il percorso previsto, alternando momenti di racconto, poesie, musica e danza. Dal "Palazzo al chiar di luna" alla "Danza delle Silfidi", da "Leanan Sidhe" fino al "Regno Segreto", ogni quadro ha contribuito alla costruzione di uno spettacolo ricco e articolato.

Uno degli aspetti più riusciti della serata è stato proprio il suo carattere trasversale. Pur affrontando argomenti legati al folklore e alla storia religiosa della Scozia del Seicento, lo spettacolo è apparso accessibile anche a chi non possiede una conoscenza specifica di questi temi. L'alternanza fra linguaggi diversi ha mantenuto vivo l'interesse del pubblico dall'inizio alla fine, rendendo la proposta coinvolgente e fruibile da spettatori molto differenti tra loro.

Importante anche la scelta di video registrare integralmente l'evento. Il filmato rimarrà come testimonianza e ricordo di una serata particolarmente riuscita, ma rappresenterà anche uno strumento prezioso per consentire ai protagonisti di rivedere il proprio lavoro e individuare eventuali aspetti da perfezionare nelle future rappresentazioni.

La sensazione finale è quella di aver assistito a un prodotto che possiede già una dimensione professionale. Per questo viene spontaneo immaginarlo in altri contesti e davanti ad altri pubblici. Naturalmente è facile comprendere quanto sia complesso muovere un gruppo numeroso di artisti e collaboratori e quanto possa essere impegnativo ricreare ogni volta una scenografia adeguata e le condizioni organizzative necessarie.

Resta però l'impressione che "Il Cappellano delle Fate" abbia tutte le caratteristiche per continuare il proprio cammino oltre questa prima rappresentazione. Passione, competenza, ricerca storica, qualità musicale e capacità narrativa si sono incontrate in una formula equilibrata e convincente.

Una serata nata da un anno di attese e di lavoro che, alla prova del palco, ha dimostrato come un'idea ambiziosa possa trasformarsi in uno spettacolo compiuto, capace di coinvolgere, emozionare e lasciare nel pubblico il desiderio di ritrovare ancora il misterioso mondo di Robert Kirk e delle sue fate.







martedì 6 ottobre 2026

7 ottobre 1982: il giorno in cui i gatti conquistarono Broadway

 

Il 7 ottobre 1982, al Winter Garden Theatre di New York, debuttò un'opera che avrebbe riscritto le regole di Broadway e sarebbe diventata un fenomeno culturale globale: Cats.

Il musical, nato dalla mente del compositore britannico Andrew Lloyd Webber e basato sul libro di poesie Old Possum's Book of Practical Cats di T. S. Eliot, arrivava in America già forte del successo riscosso a Londra l'anno precedente. Nonostante lo scetticismo iniziale di alcuni critici, che faticavano a inquadrare uno spettacolo senza una vera trama lineare, popolato solo da felini danzanti, Cats si rivelò immediatamente un trionfo.

Il debutto a Broadway fu un evento acclamato dal pubblico e segnò l'inizio di una corsa incredibile. Cats ha stabilito un record di longevità che all'epoca sembrava inarrivabile. Rimase infatti in scena per 18 anni consecutivi, totalizzando 7.485 repliche, diventando per anni lo spettacolo più longevo nella storia di Broadway (un record poi superato da The Phantom of the Opera, anch'esso di Lloyd Webber).

Il successo non fu solo una questione di numeri. Cats si impose grazie a una combinazione vincente di elementi.

Le mosse feline, energiche e acrobatiche, create dalla coreografa Gillian Lynne, erano innovative e trasformarono gli attori in veri e propri gatti, immersi in un gigantesco set di rifiuti.

Il palco trasformato in un vicolo di periferia gigante faceva sentire il pubblico parte della "Jellicle Ball" (il Gran Ballo di T. S. Eliot).

La canzone simbolo del musical, "Memory", cantata dal personaggio di Grizabella, la "glamour cat" decaduta, divenne una hit mondiale e il cuore emotivo dello spettacolo.

Il trionfo di Cats non solo portò alla ribalta Andrew Lloyd Webber come una delle figure più influenti del teatro musicale, ma aprì anche la strada a una nuova era di "megamusical" teatrali, caratterizzati da grandi produzioni, effetti speciali e colonne sonore pop.

Il 7 ottobre 1982 è, in definitiva, la data in cui il musical ha ricevuto una sferzata di energia e fantasia che continua a ispirare le produzioni teatrali moderne.





 

lunedì 5 ottobre 2026

6 Ottobre: ricordando Bette Davis, l’attrice che non chiese scusa a nessuno

 

Oggi, 6 ottobre, ricorre l'anniversario della scomparsa di una delle figure più titaniche della storia del cinema. Se c'è un nome che evoca l'immagine della vera, indomita star di Hollywood, quella è Bette Davis.

Nata Ruth Elizabeth Davis (1908-1989), non era la classica bellezza bionda e zuccherosa che i produttori avrebbero voluto. Era molto di più: era una forza della natura, un'artista di talento smisurato i cui occhi grandi e penetranti potevano esprimere in un istante la vulnerabilità più profonda o la crudeltà più tagliente.

Bette Davis è diventata un'icona non solo grazie ai suoi film, ma anche per la sua personalità. Fu una delle prime attrici a lottare ferocemente contro il rigido "Studio System" di Hollywood, in particolare contro la Warner Bros., che spesso le imponeva ruoli che riteneva indegni. Questa sua testardaggine e il suo rifiuto di essere un semplice ornamento la portarono a scegliere personaggi complessi, schietti e spesso "difficili" - donne che rompevano le regole, pagando le conseguenze, ma restando indimenticabili.

Non a caso, il suo successo arrivò proprio interpretando questi ruoli "poco amabili", che a lei interessavano ben più delle eroine perfette.

La sua grandezza è sigillata da due Premi Oscar come Miglior Attrice Protagonista, un risultato raggiunto in un'epoca in cui le attrici di carattere non avevano vita facile.

Il primo arrivò nel 1936 per Paura d'amare (Dangerous), dove interpretava un'attrice alcolizzata e autodistruttiva. Fu proprio in quell'occasione che, secondo la leggenda, Bette Davis diede il soprannome al premio: guardando la statuetta, avrebbe esclamato che somigliava al suo primo marito, Harmon Oscar Nelson. E così, è nato il nome "Oscar"!

Il secondo trionfo giunse nel 1939 per Figlia del vento (Jezebel), un dramma in costume dove è la ribelle Julie Marsden, che osa presentarsi a un ballo in un abito scandalosamente rosso, sfidando la società benpensante. È l'apice della Bette Davis "forte e fragile", un connubio perfetto di passione e orgoglio.

Nonostante i due Oscar, le sue interpretazioni più celebri per il pubblico di oggi sono spesso quelle che non le portarono la statuetta, ma che la consacrarono come leggenda assoluta:

Eva contro Eva (All About Eve, 1950): chi può dimenticare la sua Margo Channing, la star di Broadway brillante ma paranoica che si scontra con l'ambizione della giovane Eve Harrington? La sua performance è una lezione di recitazione, tanto da farle vincere il Premio come Miglior Attrice al Festival di Cannes.

Che fine ha fatto Baby Jane? (What Ever Happened to Baby Jane?, 1962): qui, Bette Davis si calò nei panni della terrificante "Baby Jane" Hudson, regalandoci uno dei personaggi più inquietanti della storia del cinema. Il film è famoso anche per la sua acerrima e reale rivalità con la co-protagonista Joan Crawford, un duello di dive che è diventato esso stesso leggenda hollywoodiana.

Bette Davis non era interessata alla bellezza effimera; era interessata alla verità del personaggio. Per questo motivo, la sua carriera è durata ben oltre quella di molte sue contemporanee, restando fino alla fine una delle attrici più influenti e celebrate del cinema mondiale, prima di spegnersi proprio in questa data, il 6 ottobre 1989.




domenica 4 ottobre 2026

L'agente che ha fatto la storia: 5 Ottobre 1962, nasce James Bond


Il 5 ottobre 1962, faceva il suo debutto nel Regno Unito un film destinato a lanciare una delle saghe più longeve e influenti di tutti i tempi. Quel film era Agente 007 - Licenza di uccidere, e con esso il mondo intero conobbe per la prima volta l'agente segreto più famoso di Sua Maestà: James Bond.

Basato sul sesto romanzo di Ian Fleming, il film non solo introdusse il pubblico al mondo di spionaggio e azione di Bond, ma stabilì anche tutti gli elementi fondamentali che avrebbero definito il "Bond-verso" per i decenni a venire:

L'attore scozzese, inizialmente una scelta controversa, si rivelò l'incarnazione perfetta dell'agente 007. La sua interpretazione stabilì il metro di paragone per tutti i futuri Bond, combinando un fascino rude con un'eleganza letale.

Il film stabilì immediatamente le fondamenta della saga introducendo elementi che sarebbero diventati leggendari. Non solo il pubblico ascoltò per la prima volta la presentazione iconica — "Bond, James Bond" — ma conobbe anche i pilastri del MI6: M (interpretato da Bernard Lee), il burbero e autorevole capo dell'intelligence, e la seducente Miss Moneypenny (Lois Maxwell), la segretaria con cui Bond intrattiene un immancabile flirt civettuolo. A completare il quadro, venne presentato il Dottor No (Joseph Wiseman), il primo, memorabile cattivo, un sinistro genio del male con mani metalliche e l'audace piano di sabotare il programma missilistico americano.

La trama vede Bond inviato in Giamaica per indagare sulla scomparsa di un collega. Lì, scopre la base segreta del Dottor No su Crab Key. È in queste ambientazioni esotiche che il film introduce una delle scene più iconiche: l'uscita dall'acqua di Honey Ryder (Ursula Andress), la prima e forse più indimenticabile "Bond Girl", un'immagine che divenne immediatamente un simbolo di sensualità cinematografica.

Dr. No fu un successo travolgente e immediato, nonostante un budget relativamente limitato. Il film dimostrò che c'era un enorme appetito del pubblico per questo nuovo tipo di eroe, sofisticato, spietato e amante dei gadget (anche se in questo primo capitolo i gadget erano ancora pochi e rudimentali).

Il film pose le basi non solo per il successo finanziario, ma anche per l'impronta estetica e stilistica di tutti i film a seguire. Il tema musicale di James Bond, composto da Monty Norman ed arrangiato da John Barry, è una delle melodie più riconoscibili del cinema.

In sintesi, il 5 ottobre 1962 segnò la nascita di una leggenda.

Agente 007 - Licenza di uccidere non è solo l'inizio di una saga, ma il punto zero di un'icona culturale che continua a evolversi e affascinare intere generazioni di spettatori.






4 Ottobre 1969: cala il sipario sul pioniere dello swing italiano

 

Milano, 4 Ottobre 1969 - È questo il giorno in cui ci lasciava Natalino Otto, pseudonimo di Natale Codognotto, spentosi a Milano all'età di 56 anni a causa di un attacco cardiaco. La sua morte ha segnato la fine di un'epoca, portando via il pioniere che, in un'Italia musicale spesso rigida, osò introdurre i ritmi frenetici e vitali dello swing e del jazz d'oltreoceano.

Nato a Cogoleto (Genova) il 24 dicembre 1912, Natalino Otto non fu solo un cantante e batterista, ma anche un vero e proprio "contrabbandiere di ritmo". La sua formazione avvenne a bordo dei transatlantici che negli anni '30 facevano la spola tra l'Italia e gli Stati Uniti. Durante le sue 34 traversate atlantiche sulla nave "Conte di Savoia", Otto assorbì le sonorità innovative delle grandi orchestre americane, il germe del jazz e dello swing.

Al suo rientro in Italia, forte della sua esperienza, iniziò a proporre un repertorio composto prevalentemente da brani americani tradotti o riarrangiati, spesso in collaborazione con l'amico e maestro Gorni Kramer.

La sua opera, tuttavia, si scontrò duramente con il clima culturale e politico dell'Italia fascista. L'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR) censurò la sua musica, definita "barbara antimusica negra" e di derivazione "negroide", vietandone la diffusione radiofonica tra il 1941 e il 1945.

Nonostante l'ostracismo ufficiale, i suoi dischi, con successi come "Ho un sassolino nella scarpa", "Mamma voglio anch'io la fidanzata" e "Polvere di Stelle", divennero oggetti di culto. Erano ascoltati clandestinamente dai giovani, trasformando la sua musica in un vero e proprio simbolo di ribellione e sfida al regime.

Con la fine della guerra e la nascita della RAI, Natalino Otto tornò prepotentemente sulla scena. Negli anni '50 fu un volto popolare anche al Festival di Sanremo, dove si classificò terzo nel 1955 con "Canto nella valle" e quarto nel 1954 con "Notturno". La sua voce, unica nel suo genere, fu determinante nel far accettare e amare i ritmi sincopati al pubblico italiano, spianando la strada a futuri grandi dello swing e del jazz nostrano come Fred Buscaglione.

Sposato con la cantante Flo Sandon's, Otto è ricordato non solo per le sue oltre duemila incisioni, ma per il coraggio artistico che lo rese il vero, indiscusso, profeta dello swing italiano.

Il suo "ritmo dondolante" continua a risuonare, tramandando la storia di un artista che ha lottato per portare la modernità nella canzone italiana.







venerdì 2 ottobre 2026

3 ottobre 1941: nasce Chubby Checker, l’uomo che fece ballare il mondo

 

Il 3 ottobre 1941 nasceva a Spring Gully, South Carolina, Ernest Evans, destinato a diventare universalmente noto come Chubby Checker. Con la sua energia travolgente e il sorriso contagioso, avrebbe rivoluzionato la musica pop e la cultura giovanile degli anni ’60, portando il ballo Twist dalle piste da ballo ai salotti di tutto il mondo.

Nel 1960, Chubby Checker incise una cover del brano “The Twist” di Hank Ballard. La sua versione, accompagnata da una performance televisiva che mostrava il nuovo stile di ballo, divenne un successo planetario. Il Twist era semplice, liberatorio, e soprattutto non richiedeva contatto fisico tra i ballerini-una novità assoluta per l’epoca.

Nel 1961, Checker bissò il successo con “Let’s Twist Again”, un inno alla nuova moda che consolidò il suo status di icona pop. Il brano vinse un Grammy Award e contribuì a rendere il Twist un vero e proprio movimento culturale, simbolo di emancipazione giovanile e rottura con le convenzioni.

Le apparizioni di Chubby Checker in programmi come American Bandstand furono decisive. Il suo stile era accessibile, il ritmo irresistibile, e il ballo diventò un rituale collettivo. Per la prima volta, la musica pop non si limitava all’ascolto: coinvolgeva il corpo, la socialità, la moda.

Chubby Checker non fu solo un interprete, ma anche un catalizzatore. Il Twist aprì la strada a una serie di balli individuali come il Pony, il Limbo, il Shake, e influenzò profondamente la scena beat e rock’n’roll. Ancora oggi, il suo nome è sinonimo di divertimento, libertà e innovazione.

 Un compleanno da ricordare

Il 3 ottobre è quindi il giorno in cui, idealmente, la musica pop imparò a ballare. Chubby Checker ha reso il ritmo un’esperienza collettiva, e il suo Twist continua a far girare il mondo.



giovedì 1 ottobre 2026

Don McLean: l'anniversario del cantautore di "American Pie" e "Vincent"

 

Il 2 ottobre 1945 nasceva a New Rochelle, New York, Don McLean, un cantautore destinato a lasciare un segno indelebile nella storia della musica popolare americana. Con una carriera che abbraccia oltre mezzo secolo, McLean è universalmente celebrato per aver creato due inni generazionali: la criptica ed epica "American Pie" e la commovente ballata "Vincent" (conosciuta anche come "Starry Starry Night").

Pubblicata nel 1971, "American Pie" è diventata un pezzo di storia culturale americana. Con i suoi otto minuti e mezzo di durata, il brano è un'opera folk-rock complessa e liricamente densa, una vera e propria allegoria della perdita dell'innocenza e del cambiamento sociale negli Stati Uniti, dalla fine degli anni '50 ai primi anni '70.

Il testo è famoso per i suoi riferimenti velati e per la sua natura enigmatica. McLean stesso ha mantenuto il riserbo sul significato esatto dei versi per decenni, invitando gli ascoltatori a interpretare la sua poesia.

La frase chiave che inquadra il tema del brano è "The Day the Music Died", un riferimento al disastro aereo del 3 febbraio 1959 che costò la vita alle leggende del rock 'n' roll Buddy Holly, Ritchie Valens e J.P. "The Big Bopper" Richardson. La canzone è un lamento per la fine di un'era musicale e, per estensione, per un'America più semplice.

 

Se "American Pie" ha definito McLean come narratore epico, "Vincent" (1971) lo ha consacrato come un lirico di profonda sensibilità. Dedicata al pittore olandese Vincent van Gogh, la canzone è una ballata acustica che rende un toccante omaggio alla vita e all'arte dell'artista tormentato.

La melodia delicata e il testo poetico, che si apre con l'evocativo verso "Starry starry night..." (Nessuno ha mai dipinto un quadro che mostrasse il dolore e la tristezza nel cuore dell'uomo?), catturano perfettamente l'isolamento e la bellezza tragica delle opere di Van Gogh. La canzone è diventata un classico intramontabile, dimostrando la capacità di McLean di tradurre l'arte visiva in emozione musicale pura.

Oltre ai suoi due capolavori, Don McLean ha pubblicato numerosi album e canzoni di successo, affermandosi come una delle voci più importanti del folk e del pop-rock. La sua influenza è evidente in generazioni di cantautori che ne hanno emulato la profondità lirica e la maestria melodica.

La sua opera, in particolare "American Pie", ha ispirato innumerevoli analisi, saggi e documentari, solidificando il suo posto non solo come musicista, ma come cronista della cultura americana. Nel 2015, il manoscritto originale di "American Pie" è stato venduto all'asta per oltre 1,2 milioni di dollari, a testimonianza del suo immenso valore storico e culturale.

Il 2 ottobre diventa quindi l'occasione per celebrare una carriera che ha arricchito il panorama musicale mondiale con canzoni destinate a risuonare per sempre.