La notizia è arrivata nella notte del 24 marzo 2026,
con la sobrietà che ha sempre accompagnato la sua figura. La famiglia ha
comunicato che Gino Paoli si è spento a
91 anni, in serenità, circondato dai suoi cari. Nessun dettaglio superfluo,
nessuna spettacolarizzazione, solo il silenzio rispettoso che si deve a chi ha
trasformato la canzone italiana in un luogo dell’anima.
Paoli era uno dei pilastri della scuola genovese, quella
stagione irripetibile in cui la canzone d’autore trovò una lingua nuova, capace
di tenere insieme malinconia, ironia, disincanto. Accanto a Tenco, De André,
Lauzi e Bindi, ha contribuito a definire un modo di scrivere che ancora oggi
riconosciamo come nostro.
Negli ultimi anni aveva rallentato, complice una salute
fragile: un intervento per aneurisma nel 2017, una labirintite che lo aveva
costretto a cancellare concerti, la stanchezza lasciata dal Covid. Nulla che
avesse mai intaccato la sua lucidità, ma abbastanza per spingerlo verso una
vita più appartata.
La sua storia personale è sempre stata intrecciata alla sua
musica. Gli amori, le fratture, le rinascite: tutto finiva, prima o poi, in una
canzone. Da La gatta a Il cielo in una stanza, da Sapore di
sale a Una lunga storia d’amore, ogni brano sembrava un frammento di
vita restituito con una semplicità che non era mai semplice davvero.
Il mondo della musica ha reagito con un affetto immediato.
Mogol ha parlato di un amico vero, fragile negli ultimi tempi, ma sempre capace
di toccare il cuore con una sola immagine. È stato ricordato come un poeta che
dipingeva con le parole, un artista libero, irripetibile.
C’era anche un legame profondo con la Toscana, con quella
tenuta di Campiglia Marittima dove amava lavorare tra gli ulivi, quasi a
cercare un equilibrio diverso, lontano dal clamore. Un ritorno alle origini,
alla terra della sua famiglia.
La sua eredità resta intatta. Non solo nelle canzoni, ma nel
modo in cui ha insegnato a guardare la realtà: senza retorica, senza maschere,
con quella voce roca che sembrava sempre sul punto di spezzarsi e invece
reggeva tutto.
Se ne va un autore che non ha mai avuto bisogno di alzare la
voce per farsi ascoltare. Bastava un sussurro.

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