Un'analisi tecnica e narrativa di Innuendo
La pubblicazione di Innuendo,
avvenuta il 4 febbraio 1991, rappresenta un momento di particolare
densità nella storia della discografia rock, non solo per il valore artistico
intrinseco ma per le condizioni produttive in cui l'opera venne portata a
termine. Il disco arrivò dopo un periodo di intensa attività negli studi
Mountain di Montreux, dove i Queen cercarono di recuperare una
dimensione più complessa e stratificata, allontanandosi parzialmente dalle
sonorità pop degli anni Ottanta per riabbracciare strutture che richiamavano il
rock progressivo degli esordi. Questa scelta stilistica è evidente sin dalla
title track, un brano di oltre sei minuti che alterna tempi diversi e integra
un intermezzo di chitarra flamenca, per il quale Brian May si avvalse della
collaborazione di Steve Howe degli Yes. La costruzione del pezzo
riflette una ricerca armonica ambiziosa, capace di legare sezioni orchestrali a
momenti di puro hard rock, mantenendo una coesione che molti critici dell'epoca
interpretarono come un ritorno alla maturità compositiva della metà degli anni
Settanta.
Nonostante il progressivo deterioramento delle condizioni di
salute di Freddie Mercury, la sua prestazione vocale nell'album non mostra
segni di cedimento tecnico, anzi si distingue per un'estensione e una potenza
che in alcuni passaggi, come nel brano “All Dead, All Dead” o nella
stessa “Innuendo”, raggiungono vette di precisione assoluta. Il lavoro
in studio fu meticoloso e mirato a ottimizzare le sessioni di registrazione,
con i restanti membri della band impegnati a fornire tappeti sonori rigorosi su
cui innestare le linee vocali. Brani come “I'm Going Slightly Mad” mostrano
un uso sapiente delle tastiere e degli effetti sintetizzati, contribuendo a
creare un'atmosfera sospesa e quasi surreale, mentre “Headlong” mantiene
un approccio più diretto e lineare, basato su un riff di chitarra granitico
tipico dello stile di May.
L'album si conclude con “The Show Must Go On”, una traccia che sul piano tecnico mette in luce una gestione magistrale della dinamica e del crescendo sonoro. La base ritmica di Roger Taylor e John Deacon sostiene un arrangiamento di sintetizzatori che simula una sezione d'archi, creando una struttura imponente sopra la quale si sviluppa una delle performance vocali più complesse della carriera di Mercury. La capacità di “Innuendo” di spaziare tra generi diversi, dalla ballata intimista di “These Are the Days of Our Lives” fino alle derive quasi heavy di “Hitman”, rende l'opera un compendio della versatilità del gruppo. Alla sua uscita, il disco ottenne immediatamente il primo posto nelle classifiche britanniche, confermando come la band fosse riuscita a sintetizzare vent'anni di carriera in un lavoro che, pur essendo l'ultimo registrato con la formazione originale al completo, evitava facili nostalgie preferendo un'esecuzione tecnica asciutta e di alto profilo.








