Il mondo della musica piange la perdita di Joe Ely, uno degli artisti più autentici e influenti della scena texana. Il cantautore è deceduto nella sua casa di Taos, nel New Mexico, a causa di complicazioni legate al morbo di Parkinson, alla demenza a corpi di Lewy e a una polmonite. Al suo fianco, come confermato dai familiari, c'erano la moglie Sharon e la figlia Marie.
Nato ad Amarillo nel 1947 e cresciuto a Lubbock, Ely ha
incarnato lo spirito nomade e ribelle del Texas. La sua carriera ha
attraversato oltre cinque decenni, partendo dai primi anni '70 con i The
Flatlanders, il supergruppo formato insieme agli amici di sempre Jimmie Dale
Gilmore e Butch Hancock.
Ciò che ha reso Ely una figura di culto è stata la sua capacità di mescolare il country più tradizionale con l'energia del rock and roll e del blues. Questa attitudine lo portò a stringere un'amicizia leggendaria con i The Clash: alla fine degli anni '70, Joe Strummer e soci rimasero folgorati dalla sua musica, invitandolo ad aprire i loro concerti a Londra e negli Stati Uniti. Ely prestò anche la sua voce per i cori della celebre Should I Stay or Should I Go.
Non solo i Clash: Joe Ely era profondamente stimato da
colleghi del calibro di Bruce Springsteen, con cui ha condiviso il palco in
numerose occasioni (memorabili i loro duetti), e dai Rolling Stones.
Springsteen stesso lo ha spesso descritto come un artista capace di trasmettere
un'emozione profonda e autentica, paragonandolo per intensità a Johnny Cash.
Nonostante la malattia, annunciata pubblicamente lo scorso
settembre per sensibilizzare i fan sul tema, Ely non aveva mai smesso di fare
musica. Solo a febbraio di quest'anno aveva pubblicato il suo 29° album
solista, "Love and Freedom", a testimonianza di una creatività che
non si è mai spenta.
Tra i suoi brani più amati restano pietre miliari come Honky Tonk Masquerade, Fingernails, Dallas e la sua celebre interpretazione di The Road Goes on Forever.



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