Il battito del cuore di Parigi: ricordando Gilbert Bécaud
Il 18 dicembre è un giorno importante per chi ama la
musica francese. È il giorno in cui, nel 2001, la tensione elettrica di Parigi
sembra essersi abbassata di colpo. Se ne andava Gilbert
Bécaud, e con lui se ne andava un modo di stare sul palco che non
abbiamo più rivisto: quella miscela esplosiva di eleganza, sudore e un
pianoforte trattato come un compagno di lotta.
Lo chiamavano "Monsieur 100.000 Volt", e non
era un’esagerazione. Guardare un filmato di Bécaud oggi significa vedere un
uomo che non riusciva a stare fermo, che trasmetteva un’energia quasi fisica,
capace di far tremare le assi dell’Olympia. Ma dietro quel dinamismo
travolgente c’era un artigiano meticoloso, un uomo che sapeva scrivere melodie
così perfette da sembrare esistere da sempre.
Pensiamo a "Et maintenant", un brano che
parte come un sussurro, un battito di cuore nervoso, per poi crescere fino a
diventare un urlo disperato. È diventata “What Now My Love” nelle
voci di Elvis e Sinatra, segno che il talento di Bécaud non conosceva dogane.
Lui ha preso la tradizione della chanson francese e le ha dato una scossa
moderna, portandola nel mondo con il piglio di una rockstar e la classe di un
compositore classico.
E poi c’è "Nathalie", con quel cioccolato
caldo al caffè Puškin, una canzone che ha reso la Piazza Rossa un luogo
dell'anima per milioni di persone che non l'avevano mai vista. Bécaud aveva
questo dono: sapeva trasformare un momento intimo in un inno universale.
Oggi, ventiquattro anni dopo quel triste addio sulla sua
casa-barca lungo la Senna, resta il silenzio di chi ha dato tutto. Ma basta far
girare un disco, chiudere gli occhi e aspettare quel primo accordo di
pianoforte per sentire di nuovo la corrente che riprende a scorrere. Gilbert è
ancora lì, con la sua cravatta a pois e il suo sorriso contagioso, a ricordarci
che, dopotutto, "l'importante è la rosa".

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