La scomparsa di Pino Presti,
al secolo Giuseppe Prestipino Giarritta, segna la chiusura di una pagina
fondamentale per la storia della musica leggera e della televisione italiana.
Polistrumentista versatile, arrangiatore, compositore e produttore, Presti si è
spento a Sanremo all'età di 83 anni. La sua figura ha incarnato quel profilo di
artista totale che negli anni Settanta ha saputo unire l'esecutività pura da
session man alla visione strutturale della direzione d'orchestra, lasciando
un'impronta indelebile nella cultura sonora del Paese.
Il nome di Pino Presti resta legato a doppio filo a quello di
Mina, per la quale ha firmato arrangiamenti memorabili in dischi e concerti
storici, coordinando la sezione ritmica e le sezioni orchestrali nei contesti
più iconici della carriera della cantante. Tuttavia, ridurre la sua carriera a
una singola collaborazione sarebbe limitativo. Il suo contributo spaziava dal
jazz al funk fino alle collaborazioni internazionali, tra cui spicca la
partecipazione all'incisione di Libertango al fianco di Astor Piazzolla,
un progetto che ha ridefinito le coordinate del genere a livello globale.
Tra i momenti culminanti del suo percorso eclettico va
ricordata l'esperienza di Auditorio A, il programma di Rai 2 andato in
onda nel 1977. In quella sede Presti non si limitò alla classica direzione
d'orchestra sul podio, ma si mise in gioco nella duplice veste di conduttore e
padrone di casa di uno spazio televisivo d'avanguardia. Auditorio A
rappresentò un punto di rottura rispetto ai varietà tradizionali, offrendo una
vetrina live di altissimo profilo in cui la musica d'autore e il progressive
rock trovavano piena espressione. Fu proprio in quell'ambito che il pubblico
televisivo poté assistere alle esibizioni di artisti e gruppi che stavano
ridefinendo i linguaggi musicali dell'epoca, dai Banco del Mutuo Soccorso ad Angelo Branduardi.
Il lavoro di Presti in televisione rifletteva l'ambizione di
portare la complessità e la qualità delle produzioni in studio direttamente
all'interno del mezzo radiotelevisivo. La capacità di dialogare con linguaggi
differenti, mantenendo sempre un rigore tecnico impeccabile sia sul basso
elettrico sia sul leggio della direzione, ne ha fatto un punto di riferimento
per intere generazioni di musicisti. Con la sua scomparsa si perde uno degli
ultimi esponenti di quel collezionismo di talenti che ha saputo fondere il pop
di alto livello con la ricerca strumentale pura.


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