Ezio Bosso è morto il 14 maggio 2020, nella sua casa di Bologna,
a quarantotto anni. La notizia arrivò in una mattina qualunque e riportò subito
l’attenzione su un percorso artistico che aveva lasciato un segno profondo. La
malattia neurodegenerativa che lo accompagnava da anni aveva limitato sempre di
più i movimenti, ma non aveva interrotto il suo rapporto con la musica, che per
lui restava un modo di lavorare, di comunicare e di stare in relazione con gli
altri.
Bosso era nato a Torino nel 1971 e aveva costruito la sua
identità musicale molto prima che il grande pubblico lo scoprisse. Pianista,
direttore, compositore, aveva attraversato orchestre e progetti internazionali
con un approccio curioso e concreto. Non cercava definizioni, preferiva il
lavoro quotidiano, la costruzione del suono insieme agli altri musicisti, la
ricerca di un equilibrio che non fosse mai rigido.
Il pubblico più ampio lo incontrò nel 2016, quando apparve al
Festival di Sanremo. La sua presenza fu immediata, priva di artifici. Parlava
della musica come di qualcosa che appartiene a tutti, senza distinzioni.
Quell’apparizione lo rese familiare anche a chi non seguiva il mondo della
musica classica e lo trasformò in un punto di riferimento per molte persone che
vedevano in lui un modo diverso di affrontare la fragilità.
Negli ultimi anni si era dedicato soprattutto alla direzione
d’orchestra. Non era una scelta dettata dalla malattia, ma un’evoluzione
naturale del suo percorso. Il gesto, sempre più faticoso, diventava un modo per
affidarsi agli altri musicisti e per costruire insieme un suono che non
dipendeva più solo da lui. Era un lavoro collettivo, coerente con la sua idea
di musica come spazio condiviso.
La sua morte ha lasciato un vuoto evidente, ma ha anche
riportato l’attenzione su ciò che aveva costruito: composizioni, registrazioni,
parole che continuano a circolare. Il suo percorso non è stato quello di un
simbolo, ma quello di un musicista che ha cercato di restare fedele alla
propria idea di bellezza anche nei momenti più complessi. La sua musica
continua a essere ascoltata perché conserva una qualità semplice e diretta,
capace di arrivare senza bisogno di spiegazioni.

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