Ci sono canzoni che non sono solo melodie o testi, ma vere e proprie capsule del tempo, capaci di trasportarci istantaneamente in momenti specifici della nostra vita. Per me, "Prendila così" di Lucio Battisti e Mogol è una di queste. Non è solo la sua poetica intrinseca a toccarmi, ma il ricordo indelebile che porta con sé: l'inizio del servizio militare. Quella canzone risuonava nell'aria mentre, per la prima volta, camminavo da solo verso un futuro incerto, lontano da casa. E mi sentivo solo. Un'esperienza che, al di là del contenuto della canzone, ha intriso ogni nota di una malinconia profonda e personale. Ed è un curioso scherzo del destino che, proprio in questi giorni, questa melodia si sia ripresentata più volte, tra le frequenze radiofoniche e gli eventi inaspettati, rafforzando quel legame indissolubile con un passato che ancora vibra.
Il panorama della musica leggera italiana è costellato di
canzoni che, pur nella loro apparente semplicità, celano profondità
inaspettate. Tra queste, "Prendila così" emerge come un esempio
lampante di come un brano possa scavare nelle complessità delle relazioni
umane, al di là delle superficiali definizioni di un amore che finisce.
Ma come si narra la fine di un amore? Di un amore vero, immaginario o, forse, necessario? E perché sentire l'esigenza di doverla raccontare? O, al contrario, perché volerla dimenticare o, magari, custodire per sempre? Non si tratta certo di un "amour fou" alla Tristano e Isotta, né di una passione tormentata come quella tra Anna Karenina e il conte Vronskij, ma di un amore complesso, che Mogol ha saputo delineare con la sua consueta maestria allusiva.
Il testo, come spesso accade con Mogol, si offre a molteplici
interpretazioni. Quella frase, "non ti preoccupare",
pronunciata in un contesto di abbandono, suggerisce una donna protagonista
della rottura. E i "problemi miei di donna", così enigmatici,
sono forse un pretesto narrativo o un'allusione a difficoltà più profonde?
La canzone invita a "prendere le cose così", a non farne un dramma. Ma dietro questa apparente leggerezza si nasconde una stratificazione di significati. Quando si parla di "rughe" e di "vecchie streghe", è una donna attempata che cerca di compiacere un amante più giovane o è la bellezza matura, segnata dal fascino del tempo, che viene rassicurata? E, soprattutto, a che pro cercarla, se la decisione di lasciarla è già stata presa e il ricordo non deve essere conservato?
L'esigenza di sfuggirsi, di evitare "tutti i posti
che frequento e che conosci anche tu", non è solo una forma di
protezione dal rivedersi in altra compagnia, ma anche, e forse soprattutto, la
consapevolezza che "incontrarsi" significherebbe "ferirsi"
ancora. Questo suggerisce un "lasciarsi necessario", ma la
ragione di tale necessità rimane celata.
Emerge quindi l'Antitesi: un "problema di coscienza". L'addio è forse l'unica via per non ferire "loro", coloro che rimarrebbero "senza" la donna in questione? Se l'amore è impossibile, non è moralmente giusto continuare, specialmente se ci sono figli coinvolti. È la donna, in questo scenario, a dover porre fine alla relazione.
La critica, ufficiale e non, si è divisa in due letture
principali: la prima, che vede nell'ironia velata di Mogol un uomo che vuole
liberarsi della donna perché ha un'altra; la seconda, che propende per
l'impossibilità di vivere il rapporto, una triste urgenza sottolineata da un
arrangiamento morbido e gradevole che riflette la complessità emotiva del
brano.
Battisti, da parte sua, cercava in quegli anni nuovi
arrangiamenti, più funky ed elettrici, con l'obiettivo di
"denazionalizzare" il suo stile. Tuttavia, in "Prendila
così" persiste un'italianità profonda, sia nel canto melodico che nelle
scelte testuali. Nonostante i tentativi di adeguarsi al pop internazionale,
l'essenza melodica di Battisti rimane inconfondibilmente italiana.
L'assolo finale del sax alto di Derek Grossmith rappresenta la voce di chi viene lasciato, un "esorcismo razionale" dettato dalla consapevolezza di una scelta obbligata. La sofferenza è palpabile in entrambi i protagonisti, enfatizzata dalla leggerezza della coda del pentagramma e dalla copertina sfumata, che ritrae i soggetti in una postura colloquiale e affettuosa, quasi a suggerire un passato intenso e condiviso.
"Prendila così" è la canzone più lunga di Battisti
nella sua versione originale, quasi otto minuti, aprendo l'album "Una
donna per amico". Quest'album, pubblicato nel 1978, è considerato da
"Rolling Stone" uno dei migliori dischi italiani, vendendo 900.000
copie. Il successo fu dovuto anche alla produzione di Geoffrey Martin Westley e
al contributo di una notevole formazione anglofona di musicisti.
"Prendila così" è un obbligo di gran classe, un
esempio di Battisti al meglio della sua ugola curvilinea e flessuosa. È un
brano che, pur nella sua apparente semplicità musicale, rivela fumose realtà e
una profonda amarezza malcelata. Un testo atipico per gli standard di Battisti,
che si avventura in territori emotivi complessi, narrando di amore e passione
con toni inaspettati per la "musica leggera" dell'epoca.

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