West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

giovedì 12 marzo 2026

Ritchie Pickett (13 marzo 2011) – La voce ruvida della Nuova Zelanda che non ha mai smesso di raccontare la strada


Ci sono artisti che non cercano il centro della scena, ma la attraversano di lato, con passo sicuro, lasciando tracce profonde nei luoghi che toccano. Ritchie Pickett, cantautore country neozelandese scomparso il 13 marzo 2011, apparteneva a questa geografia laterale: un musicista che ha costruito la propria identità lontano dai riflettori globali, ma vicino alla verità delle cose.

Nato a Morrinsville, Pickett cresce in un ambiente dove il country non è un genere importato, ma un linguaggio naturale: storie di provincia, strade lunghe, ironia, malinconia, e quella capacità tutta oceanica di trasformare la vita quotidiana in racconto. Prima con i Ritchie Pickett & the Inlaws, poi come solista, ha incarnato una forma di country “di frontiera”, più vicino alla tradizione narrativa americana che alle sue derive commerciali.

La sua voce, ruvida e diretta, aveva il pregio raro di non cercare mai l’effetto. Pickett cantava come si parla, senza filtri, senza sovrastrutture, con una sincerità che oggi sembra quasi un atto di resistenza. Le sue canzoni erano piene di personaggi minori, di bar di provincia, di amori imperfetti, di quella umanità che non finisce nei poster ma resta impressa nella memoria di chi ascolta.

Negli anni, Pickett è diventato una figura di riferimento per la scena country neozelandese, non un divo, ma un artigiano della canzone, uno di quelli che tengono in piedi un genere con la forza della coerenza. La sua carriera è stata segnata da alti e bassi, come spesso accade ai musicisti che non si piegano alle mode, ma proprio questa irregolarità gli ha dato spessore.

Ricordarlo oggi significa riconoscere il valore di una musica che non chiede permesso, che nasce dalla vita reale e alla vita reale ritorna. Pickett non ha mai cercato di essere altro da sé: un narratore, un viaggiatore, un uomo che ha trasformato la propria terra in canzone.

Nel panorama globale, il suo nome resta una nota laterale; in quello neozelandese, una presenza imprescindibile. E forse è giusto così: alcune voci non hanno bisogno di clamore per restare. Basta ascoltarle una volta per capire che non se ne andranno più.








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