Nel marzo del 1972 l’Italia si ritrovò a canticchiare
un ritornello che sembrava arrivare da un altrove remoto, sospeso tra folk,
psichedelia e un’eco quasi rituale. “Jesahel”,
il brano portato al Festival di Sanremo dai Delirium,
raggiungeva la vetta della hit parade, trasformandosi in uno dei fenomeni
musicali più inattesi e affascinanti dell’epoca.
Il gruppo genovese, guidato allora da un giovanissimo Ivano
Fossati, era già noto negli ambienti più attenti alla scena progressive
italiana, ma non apparteneva certo al circuito della canzone “popolare” da
classifica. Eppure, proprio da quell’incrocio tra ricerca musicale e
immediatezza melodica nacque la forza di “Jesahel”. Il brano, costruito
su un impasto di flauti, percussioni leggere e un coro quasi tribale, sembrava
aprire una finestra su un mondo nuovo, in cui la musica italiana poteva
permettersi di essere audace senza perdere la capacità di parlare al grande
pubblico.
La partecipazione a Sanremo fu un piccolo terremoto. In un
festival ancora legato a forme tradizionali, i Delirium portarono un’energia
diversa: capelli lunghi, strumenti non convenzionali, un modo di stare sul
palco che rompeva gli schemi. Il pubblico rimase spiazzato ma affascinato, e
nel giro di poche settimane “Jesahel” iniziò a scalare le classifiche
fino a raggiungere il primo posto il 18 marzo 1972.
Il successo fu travolgente. Il singolo vendette centinaia di
migliaia di copie, venne tradotto e reinterpretato all’estero, e contribuì a
portare l’attenzione internazionale sulla scena progressive italiana, allora in
pieno fermento. Per i Delirium fu un momento di gloria irripetibile: poco dopo
Fossati avrebbe lasciato il gruppo per intraprendere la sua carriera solista,
ma “Jesahel” rimase come una sorta di manifesto della loro identità, un
ponte tra sperimentazione e popolarità.
A distanza di oltre cinquant’anni, il brano conserva intatta
la sua aura. Non è solo un ricordo nostalgico degli anni Settanta, ma un
esempio di come la musica italiana, quando osa, sappia creare qualcosa di
sorprendente e duraturo. “Jesahel” non fu semplicemente un successo da
classifica: fu un piccolo rito collettivo, un momento in cui il pubblico si
lasciò guidare verso territori sonori nuovi, accogliendo con entusiasmo una
proposta che oggi definiremmo “di frontiera”.
Il 18 marzo 1972 resta così una data simbolica: il giorno in
cui un gruppo genovese di spirito libero portò la sua visione al centro della
scena nazionale, dimostrando che anche la hit parade può essere un luogo di
scoperta.


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