Moya Brennan se n’è andata a 73 anni, lasciando un vuoto che nella musica
celtica si percepisce come un’eco improvvisamente interrotta. La sua voce,
inconfondibile e luminosa, era il centro emotivo dei Clannad, il gruppo
di famiglia che dagli anni Settanta ha portato il suono del Donegal nel mondo,
trasformando la tradizione irlandese in un linguaggio universale. La notizia
della sua morte, avvenuta “circondata dai suoi cari” secondo il comunicato
della famiglia, ha immediatamente suscitato un’ondata di tributi e riconoscenza
da parte di artisti, istituzioni e pubblico.
Nata Máire Philomena Ní Bhraonáin, cresciuta tra la lingua
gaelica e le armonie domestiche di Leo’s Tavern, Moya aveva fatto della musica
un’estensione naturale della propria identità. Con i fratelli Ciarán e Pól e
gli zii Noel e Pádraig Duggan aveva fondato i Clannad, un ensemble capace di
unire melodie antiche e influenze moderne, dai Beatles ai Beach Boys. Il
successo internazionale arrivò nel 1982 con Theme from Harry’s Game,
primo brano in lingua irlandese a entrare nella Top 10 britannica, un momento
che cambiò per sempre la percezione globale della musica celtica.
La sua carriera, durata oltre mezzo secolo, è stata un
percorso coerente e sorprendente insieme. Con i Clannad ha venduto più di dieci
milioni di dischi, vinto un Grammy e inciso pagine fondamentali della world
music; da solista ha esplorato territori spirituali e contemporanei, mantenendo
sempre quella purezza vocale che l’ha resa immediatamente riconoscibile. Era
anche la sorella maggiore di Enya, che proprio dai Clannad mosse i primi passi
prima di intraprendere la sua celebre carriera solista.
Negli ultimi anni Moya aveva continuato a esibirsi,
collaborare, sostenere giovani musicisti e custodire la memoria culturale del
Donegal. Tra i riconoscimenti più recenti, la laurea honoris causa della Dublin
City University e il titolo di Donegal Person of the Year, segni tangibili di
un’eredità che va oltre la musica e tocca la dimensione comunitaria,
linguistica, identitaria.
Le parole di Bono, che con lei aveva condiviso In a
Lifetime, riassumono bene il sentimento diffuso: “Camminava nel mondo come
un angelo, e ora è tornata tra i suoi simili”. Una definizione che non indulge
alla retorica, perché Moya Brennan ha davvero incarnato un’idea di musica come
luogo di bellezza, memoria e apertura. La sua voce resta, sospesa tra passato e
futuro, come un filo che continua a legare l’Irlanda al resto del mondo.

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