Il 19 luglio 1966, negli studi di Abbey Road, i Beatles iniziano a lavorare a una nuova
canzone di John Lennon destinata a diventare uno dei manifesti assoluti della
psichedelia: Strawberry Fields Forever.
In quella fase il brano è ancora lontano dalla versione che conosciamo, niente
mellotron, niente orchestrazioni surreali, solo Lennon con una chitarra
acustica e una melodia sospesa che porta con sé il ricordo del giardino
dell’orfanotrofio vicino a casa sua, Strawberry Field, trasformato in luogo
mentale più che geografico. Paul lo segue al pianoforte, cercando di capire
come vestire quella linea melodica fragile, George e Ringo ascoltano, provano
interventi discreti, percepiscono che la canzone chiede un clima diverso dal
pop che li ha resi famosi.
Proprio in quelle ore Strawberry Fields Forever smette
di essere una semplice canzone e diventa un laboratorio. McCartney comincia a
immaginare colori nuovi e introduce l’idea di usare il mellotron, Harrison
pensa a timbri che arrivano dall’India per dare profondità e straniamento,
Starr lavora su ritmi più fluidi, meno quadrati, mentre Lennon insiste sulla
necessità di rendere il brano irreale, come se dovesse galleggiare fuori dal
tempo. Non esistono ancora le sovraincisioni multiple, le orchestrazioni di
George Martin, il celebre montaggio di due take con velocità diverse, ma esiste
già la decisione che Strawberry Fields Forever deve diventare un viaggio
mentale, un luogo in cui la percezione si incrina e la memoria si confonde con
il sogno.
Quel 19 luglio segna l’inizio della trasformazione dei
Beatles da band pop a costruttori di mondi sonori. Lennon appare nel suo
momento più vulnerabile e visionario, McCartney come esploratore di timbri,
Harrison come ponte verso una dimensione spirituale, Starr come base elastica
su cui tutto può fluttuare. Da quelle prime prove nascerà uno dei brani più
innovativi della storia del rock, capace ancora oggi di definire l’idea stessa
di psichedelia. In quel giorno, con Strawberry Fields Forever, i Beatles
decidono che la musica non deve limitarsi a raccontare il mondo, ma può
inventarne uno completamente nuovo.

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