La mattina del 15 febbraio 1965 ci lasciava Nathaniel
Adams Coles, noto a tutti come Nat King Cole.
A soli quarantacinque anni, un tumore ai polmoni spegneva prematuramente una
delle figure più influenti e raffinate del Novecento, un artista capace di
muoversi con una naturalezza disarmante tra il virtuosismo tecnico del jazz e
la morbida comunicatività del pop orchestrale. La sua morte segnò la chiusura
di un capitolo fondamentale per l'integrazione culturale negli Stati Uniti,
dove Cole aveva combattuto il pregiudizio razziale con la forza della sua
professionalità e di un talento che non ammetteva repliche.
Formatosi come pianista jazz di raro spessore, Cole aveva
inizialmente costruito la sua reputazione tecnica guidando il King Cole Trio,
una formazione che influenzò generazioni di musicisti grazie a un interplay
sofisticato e a un uso innovativo della strumentazione. Tuttavia, fu la
scoperta della sua voce baritonale, calda e perfettamente controllata, a
trasformarlo in un fenomeno globale. Brani come Unforgettable, Mona
Lisa o Nature Boy sono esempi di una precisione stilistica, dove
ogni sillaba veniva pesata con cura millimetrica, senza mai sacrificare
l'emozione in favore del puro esercizio vocale.
Il suo impatto andò ben oltre le pareti degli studi di
registrazione, poiché nel 1956 divenne il primo afroamericano a condurre un
proprio varietà televisivo nazionale, il The Nat King Cole Show.
Nonostante le difficoltà legate agli sponsor, restii a legare il proprio nome a
un conduttore nero in un'epoca di profonde tensioni segregate, Cole mantenne
una dignità e un aplomb che divennero il suo marchio di fabbrica. La sua
capacità di parlare a un pubblico universale, superando le barriere del colore
attraverso una musica che fondeva melodia e tecnica sopraffina, resta ancora
oggi una delle eredità più pesanti e significative della storia dello
spettacolo.
Al momento della sua scomparsa, Nat King Cole aveva già
inciso centinaia di brani e venduto milioni di dischi, lasciando un vuoto che
molti avrebbero provato a colmare senza mai riuscire a replicare
quell'equilibrio perfetto tra tecnica jazzistica e calore umano. La sua figura
continua a essere un punto di riferimento non solo per la perfezione formale
delle sue esecuzioni, ma per aver dimostrato come l'arte possa essere uno
strumento di cambiamento sociale silenzioso ma inarrestabile, capace di viaggiare
sulle frequenze radiofoniche per arrivare dritto al cuore di una nazione
divisa.

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