West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

martedì 17 febbraio 2026

Jamie Muir, 17 febbraio 2025: l’addio al percussionista che incendiò i King Crimson

 


Jamie Muir: il visionario che trasformò il rumore in rivelazione

 

La morte di Jamie Muir, il 17 febbraio 2025, ci riporta alla memoria una figura che non ha mai cercato il centro della scena, e proprio per questo ha lasciato un segno indelebile. Muir è stato uno di quegli artisti che non costruiscono la propria eredità attraverso la quantità delle opere, ma attraverso l’intensità di un gesto, di un’apparizione. La sua presenza nei King Crimson fu breve, ma così radicale da cambiare per sempre il modo in cui il rock progressivo avrebbe pensato il suono, il corpo e il rischio.

Quando nel 1972 entra nella band di Robert Fripp, Muir porta con sé un arsenale che sembra uscito da un laboratorio alchemico: catene, lamiere, gong, giocattoli metallici, oggetti trovati per strada. Ogni cosa, nelle sue mani, diventa un’estensione del corpo, un detonatore di possibilità. Non cerca il ritmo, cerca l’imprevisto. Non accompagna la musica, la mette in crisi, la apre, la costringe a respirare in modo diverso. Fripp lo definisce “una forza della natura”, mentre Bill Bruford racconta che lavorare con lui significò disimparare tutto ciò che sapeva. È in questo clima di continua tensione creativa che nasce Larks’ Tongues in Aspic, un disco che ancora oggi vibra di un’energia primordiale. Le percussioni di Muir non sono un colore in più: sono la scintilla che trasforma la musica in rito, in esperienza fisica, in qualcosa che non si limita a essere ascoltato ma che accade.

La sua permanenza nei King Crimson dura pochi mesi. Una caduta sul palco, un infortunio, e poi la decisione di lasciare tutto. Ma non è una fuga: è un atto di coerenza. Muir non ha mai cercato la carriera, né la visibilità. Cercava un modo di vivere che fosse all’altezza della sua sensibilità, e il rock, con le sue dinamiche e i suoi ritmi, non poteva contenerlo. Si ritira, si dedica alla meditazione buddhista, scompare dalla scena musicale con la stessa naturalezza con cui vi era entrato, come se la sua presenza fosse stata un lampo necessario, ma irripetibile.

Eppure, la sua influenza continua a vibrare. Ha ridefinito il ruolo della percussione nel rock progressivo, trasformandola da strumento ritmico a dispositivo performativo, teatrale, quasi sciamanico. Ha mostrato che il rumore può essere linguaggio, che l’oggetto quotidiano può diventare suono, che l’imprevisto può essere una forma di verità. Molti musicisti sperimentali degli anni successivi lo hanno citato come riferimento, anche se lui non ha mai cercato di esserlo. Paradossalmente, proprio la sua assenza lo ha reso un punto di orientamento per chi voleva esplorare territori nuovi.

La sua vita di Muir è stata un attraversamento continuo tra musica e gesto, tra caos e contemplazione, tra palco e meditazione. È stato un lampo, sì. Ma alcuni lampi illuminano più di un sole.






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