West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

venerdì 29 agosto 2025

John Lennon e Yoko Ono: la musica al servizio della giustizia sociale nel concerto "One to One"

 

Il 30 agosto 1972, il Madison Square Garden di New York divenne il palcoscenico di un evento musicale e sociale di straordinaria importanza: il concerto "One to One". Organizzato da John Lennon e Yoko Ono, con la loro Plastic Ono Elephant's Memory Band, lo spettacolo aveva un obiettivo ben preciso: raccogliere fondi per la Willowbrook State School.

La Willowbrook State School era un istituto per persone con disabilità intellettive situato a Staten Island. Nonostante fosse stata concepita come un luogo di cura, era tristemente nota per le sue condizioni disumane. Sovraffollamento, abusi e negligenza erano all'ordine del giorno. L'istituto, progettato per accogliere 4.000 persone, ne ospitava più di 6.000, con residenti costretti a vivere in condizioni spaventose, in un ambiente che il senatore Robert F. Kennedy aveva già definito nel 1965 un "snake pit" (un covo di serpenti). La situazione ottenne notorietà a livello nazionale nel 1972, grazie a un'inchiesta scioccante del giornalista Geraldo Rivera.

Profondamente colpiti dalle rivelazioni su Willowbrook, John Lennon e Yoko Ono decisero di mettere la loro fama e la loro musica al servizio di questa causa. Il "One to One" non fu un semplice concerto, ma un vero e proprio manifesto di attivismo e denuncia sociale. Furono tenuti due spettacoli, uno pomeridiano e uno serale, e l'evento rimane a tutt'oggi l'unica performance dal vivo completa di John Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles.

Sul palco, insieme alla Plastic Ono Elephant's Memory Band, si unirono a Lennon e Ono altri artisti di spicco come Stevie Wonder, Roberta Flack e gli Sha Na Na. La scaletta spaziava da successi iconici di Lennon e dei Beatles a brani di Yoko Ono e cover di classici del rock and roll. Tra le canzoni eseguite da Lennon si ricordano "Imagine", "Come Together", "Mother" e "Give Peace a Chance."

Il concerto "One to One" fu un successo, sia in termini di affluenza che di risonanza mediatica. Contribuì a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle condizioni delle persone con disabilità, portando alla luce un problema spesso ignorato. Sebbene l'album ufficiale "Live in New York City" sia stato pubblicato solo nel 1986, le registrazioni dell'evento hanno continuato a testimoniare l'impegno sociale di Lennon e Ono. L'evento ebbe un ruolo significativo nel dare slancio al movimento per i diritti delle persone con disabilità e contribuì a portare a un accordo giudiziario nel 1975 che ordinò il miglioramento delle condizioni di vita e il progressivo trasferimento dei residenti di Willowbrook in strutture più adeguate.

Oltre a rappresentare un momento fondamentale nella storia della musica, il concerto "One to One" è la prova tangibile di come l'arte possa essere un potente strumento di cambiamento sociale.




giovedì 28 agosto 2025

29 agosto 1966: l'ultima esibizione dei Beatles, la fine di un'epoca

 


Il 29 agosto 1966, al Candlestick Park di San Francisco, non fu un concerto come gli altri. Fu un evento che segnò la fine di un'era per la band più influente della storia della musica e, in un certo senso, per il rock stesso. I Beatles salirono sul palco per l'ultima volta in un concerto a pagamento, mettendo fine a un'era di tour frenetici e di "Beatlemania" dilagante.

Il clima era teso. La decisione di porre fine alle esibizioni dal vivo era già nell'aria da mesi. Le ragioni erano molteplici: l'isteria dei fan era tale che era quasi impossibile suonare e persino sentire la loro musica. Gli amplificatori dell'epoca non erano in grado di competere con le urla assordanti del pubblico, trasformando ogni concerto in un'esperienza frustrante per i musicisti. Paul McCartney, in seguito, avrebbe descritto l'esperienza come "un circo" e John Lennon come "un incubo".

Inoltre, la band era artisticamente in crescita. Dopo album come Rubber Soul e il recente Revolver, le loro composizioni si erano fatte più complesse e sofisticate, con arrangiamenti che non potevano essere replicati sul palco. L'idea di suonare canzoni come "Tomorrow Never Knows" o "Eleanor Rigby" dal vivo, con le limitazioni tecnologiche dell'epoca, era impensabile.

Il concerto al Candlestick Park fu breve, appena 11 canzoni per 33 minuti. L'atmosfera era carica di emozioni contrastanti. I membri della band erano stanchi, ma al tempo stesso consapevoli che stavano vivendo un momento storico. C'è chi sostiene che l'ultimo brano suonato non sia stato "Long Tall Sally" (come si pensa), ma la registrazione audio smentisce questa teoria.

Dopo il concerto, i Beatles si ritirarono in studio. Da quel momento in poi, la loro carriera si focalizzò esclusivamente sulla registrazione di capolavori che avrebbero rivoluzionato l'industria musicale, come Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, The White Album e Abbey Road.

L'addio ai tour ha segnato la fine della "Beatlemania" e l'inizio di una nuova fase per la band, che li ha portati a esplorare nuovi orizzonti musicali e a consolidare il loro status di leggende. Il 29 agosto 1966 è una data che rimane impressa nella storia della musica, il giorno in cui i Beatles hanno chiuso un capitolo per aprirne uno nuovo, lasciando al mondo una eredità inestimabile.





mercoledì 27 agosto 2025

Jack Black: l'energia inconfondibile di un gigante del rock e della comicità

 


Compie gli anni Jack Black, nato il 28 agosto

 

Se pensi a Jack Black, la prima cosa che ti viene in mente è probabilmente la sua energia inconfondibile: un mix esplosivo di talento comico, passione per il rock e una presenza scenica che riempie ogni schermo, grande o piccolo che sia. Nonostante la sua carriera si estenda su quasi tre decadi, Black continua a essere un punto di riferimento nell'industria dello spettacolo, capace di far ridere, commuovere e, soprattutto, scatenare il pubblico. Ma dietro il suo carisma travolgente si nasconde anche un'anima genuinamente umile e un profondo desiderio di "fare del bene".

Nato Thomas Jacob Black a Santa Monica, in California, nel 1969, Jack ha sempre avuto l'arte nel sangue, anche se i suoi genitori erano ingegneri spaziali. Come ha scherzosamente dichiarato in un'intervista, lui "non ha ereditato il loro cervello, ma ha il potere di spaccare tutto", definendosi un "rock scientist". Dopo il divorzio dei genitori, ha trovato nel mondo dello spettacolo una via per esprimersi, iniziando con piccoli ruoli televisivi fin dall'adolescenza. La sua svolta, però, è arrivata quando ha incontrato il regista Tim Robbins, che lo ha introdotto al suo gruppo teatrale, la Actors' Gang.

La sua carriera ha preso il volo all'inizio degli anni 2000 con ruoli che hanno messo in luce il suo stile unico e la sua comicità fisica. Pellicole come Alta Fedeltà (2000), dove interpretava il geniale e irriverente commesso di un negozio di dischi, e soprattutto School of Rock (2003), dove ha vestito i panni del carismatico maestro supplente Dewey Finn, lo hanno consacrato come una star.

Ma non si può parlare di Jack Black senza menzionare la sua anima musicale. Insieme all'amico Kyle Gass, ha fondato i Tenacious D, un duo comico-rock che è diventato un vero e proprio fenomeno di culto. Con canzoni che mescolano satira, virtuosismi chitarristici e testi esilaranti, la band ha conquistato fan in tutto il mondo, dimostrando che il suo amore per il rock è autentico e profondo.

Nonostante la fama e il successo, Jack Black è rimasto incredibilmente umile. Spesso, nelle interviste o nei documentari che lo riguardano, emerge un senso di gratitudine e di sorpresa per la sua stessa carriera. Lontano dal tipico atteggiamento da star di Hollywood, si presenta come una persona alla mano, che non si prende troppo sul serio. La sua risata contagiosa e la sua capacità di autoironia sono il riflesso di un approccio alla vita che valorizza le connessioni umane sopra ogni cosa. Un esempio lampante è il suo canale YouTube, "Jablinski Games", dove non si atteggia a esperto di videogiochi o a guru del web, ma si mostra semplicemente come un papà un po' nerd che si diverte con i suoi figli, condividendo momenti di vita quotidiana senza filtri.

Al di là della sua immagine comica, Jack Black è noto per il suo impegno in cause sociali e per il suo "fare del bene". Ha sostenuto attivamente diverse organizzazioni benefiche, partecipando a eventi di raccolta fondi e prestando la sua voce a campagne importanti. Ha spesso usato la sua piattaforma per sensibilizzare il pubblico sui temi del cambiamento climatico e della sostenibilità, partecipando a eventi come il "Global Citizen Festival". Inoltre, ha dimostrato un forte interesse per le comunità in difficoltà, sostenendo organizzazioni che si occupano di fornire cibo, istruzione e assistenza. Sebbene non ami sbandierare le sue azioni di beneficenza, il suo impegno è ben documentato e ha un impatto concreto. Forse il gesto più semplice, ma allo stesso tempo più significativo, è il suo modo di interagire con i fan: è noto per la sua disponibilità a fermarsi a parlare, a scattare foto e a firmare autografi, trattando ogni persona con rispetto e calore.

Oltre a ruoli comici, Black ha saputo mostrare una notevole versatilità, come nel film drammatico Bernie (2011), che gli è valso una nomination ai Golden Globe. Ha anche prestato la sua voce in modo impeccabile a personaggi indimenticabili del cinema d'animazione, come il simpatico panda Po in Kung Fu Panda e il malvagio ma esilarante Bowser in Super Mario Bros. - Il film, dimostrando ancora una volta la sua capacità di dare vita a personaggi complessi e amati dal pubblico.

Che sia sul palco di un concerto, in un film di Hollywood o sul suo canale YouTube, Jack Black rimane un'icona della cultura pop, un artista a 360 gradi che continua a "spaccare" con la sua energia, il suo talento, il suo inconfondibile spirito rock e, soprattutto, la sua autentica umanità.






L'Eterno riff di Tim Bogert: un viaggio nel Rock

 

Il 27 agosto 1944, a New York, nasceva John Voorhis Bogert III, meglio conosciuto come Tim Bogert. La sua impronta nel mondo della musica rock e del metal è indelebile, un'eredità fatta di riff potenti e di un approccio rivoluzionario al basso elettrico.

Il suo percorso inizia negli anni '60 con i Vagrants, ma è con i Vanilla Fudge che il suo nome inizia a brillare. Insieme al batterista Carmine Appice, al chitarrista Vinnie Martell e al cantante e tastierista Mark Stein, Bogert trasforma canzoni pop in epiche cavalcate hard rock. La loro reinterpretazione di "You Keep Me Hangin' On" delle Supremes è ancora oggi un punto di riferimento, un esempio di come la creatività possa stravolgere i confini di un genere.

Ma la vera alchimia esplode quando Bogert e Appice uniscono le forze con il chitarrista Jeff Beck. La nascita del supergruppo Beck, Bogert & Appice crea un terremoto musicale. Il loro sound, un mix esplosivo di blues, hard rock e funk, dimostra una sinergia incredibile tra i tre musicisti. Il loro album omonimo del 1973 è un capolavoro che ha influenzato generazioni di musicisti.

Oltre a questi progetti iconici, Bogert ha collaborato con artisti del calibro di Rod Stewart, Bo Diddley e Rick Derringer, dimostrando una versatilità e un talento fuori dal comune. Il suo stile unico, caratterizzato da un utilizzo massiccio del distorsore e da un approccio percussivo allo strumento, lo ha reso uno dei bassisti più influenti e rispettati del panorama rock. Tim non si limitava a tenere il ritmo, ma era un solista, un creatore di melodie che usava il basso come una chitarra solista, espandendo i confini dello strumento.

Il 13 gennaio 2021, all'età di 76 anni, Tim Bogert ci ha lasciato.




lunedì 25 agosto 2025

Ricordando Laura Branigan che ci ha lasciato il 26 agosto 2004

 


Il 26 agosto 2004 il mondo della musica pop subiva una grave perdita. A soli 52 anni, si spegneva nella sua casa di New York Laura Branigan, la cantante statunitense che aveva conquistato le classifiche internazionali con la sua voce potente e la sua hit più iconica, "Gloria".

Nata a Brewster, New York, il 3 luglio 1952, Laura Branigan ha iniziato la sua carriera musicale negli anni '70, ma è stato il decennio successivo a consacrarla come stella. Il 1982 è stato l'anno della svolta con la pubblicazione dell'album di debutto Branigan. È da questo album che è stata estratta "Gloria", una cover in lingua inglese del brano di Umberto Tozzi. La sua interpretazione, carica di energia e pathos, ha trasformato la canzone in un successo planetario, raggiungendo la posizione numero 2 nella Billboard Hot 100 negli Stati Uniti e scalando le classifiche di numerosi altri paesi. "Gloria" è diventata non solo la sua canzone simbolo, ma anche un inno dance-pop che ancora oggi viene trasmesso in radio e fa ballare intere generazioni.

Il successo di "Gloria" non è stato un caso isolato. Branigan ha continuato a produrre hit di successo, come "Solitaire" (anche questa una cover, di Martine Clemenceau), "Self Control" (cover del brano di Raf), e "The Lucky One". La sua voce, dal timbro unico e la sua estensione vocale notevole, le permetteva di passare con disinvoltura da brani pop ad atmosfere più melodrammatiche, lasciando un'impronta distintiva nel sound degli anni '80.

Dopo un periodo di minore visibilità negli anni '90, Laura Branigan stava tornando sulla scena con nuovi progetti e apparizioni, ma la sua carriera è stata interrotta prematuramente. La sua morte, avvenuta per un aneurisma cerebrale non diagnosticato, ha scioccato i fan e la comunità musicale.






domenica 24 agosto 2025

L'eterna corsa del "Boss": i 49 anni di "Born to Run"

 


Il 25 agosto 1975 usciva un classico, un disco che ha trasformato un giovane e talentuoso musicista del New Jersey in una leggenda immortale: Bruce Springsteen. L'uscita di Born to Run non fu solo un evento discografico, ma una vera e propria esplosione creativa che riscrisse le regole del rock'n'roll, diventando il simbolo di un'intera generazione e una pietra miliare della storia della musica.

Prima di questo album, Springsteen era un artista di culto, elogiato dalla critica ma senza un successo commerciale dirompente. La lavorazione di "Born to Run" fu un vero e proprio calvario, un anno e mezzo di perfezionismo ossessivo e notti passate in studio, guidate dall'ambizione di creare un capolavoro. Il risultato fu un album epico e cinematografico, dove ogni brano era una storia, un film, un'istantanea di vita americana.

L'album si apre con "Thunder Road", una ballata che evoca immagini di speranza e disperazione. Ma è la title track, "Born to Run", a catturare l'essenza dell'intero lavoro. Con il suo muro di suono, la batteria travolgente e il sassofono esplosivo di Clarence Clemons, la canzone è un inno alla fuga, alla ribellione giovanile e al desiderio di lasciare le piccole città per trovare la libertà. È una canzone sull'essere giovani, incerti ma pieni di sogni.

"Born to Run" ha definito il sound del "Boss" che tutti conosciamo: un mix potente e viscerale di rock, folk e R&B. I testi, poetici e profondi, esplorano temi universali come l'amore, la perdita, la disperazione e la redenzione. Le otto tracce dell'album sono un'esperienza d'ascolto che ti cattura fin dal primo istante.

A distanza di 49 anni, "Born to Run" continua a risuonare forte come il primo giorno, dimostrando che il suo messaggio di speranza e desiderio di libertà è senza tempo.



sabato 23 agosto 2025

24 agosto 1979: "I Wanna Be Your Lover", il decollo di Prince

 



Il 24 agosto 1979 è una data che segna un punto di svolta fondamentale per la carriera di Prince Rogers Nelson, il genio di Minneapolis che da lì a poco avrebbe rivoluzionato la musica. Quel giorno, infatti, viene pubblicato "I Wanna Be Your Lover", il primo singolo che riuscì a sfondare e a entrare nelle classifiche americane.

Il brano, tratto dal suo secondo album omonimo, Prince, era un'audace fusione di funk, disco e pop. Prince, che all'epoca aveva solo 21 anni, non si limitò a cantare e suonare, ma si occupò della produzione e di suonare praticamente tutti gli strumenti del pezzo. La canzone, con il suo irresistibile groove di basso, i sintetizzatori scintillanti e la voce in falsetto, catturò l'attenzione del pubblico e della critica.

Nonostante Prince fosse già apprezzato nell'ambiente musicale per le sue doti di polistrumentista e compositore, i suoi primi lavori non avevano ancora raggiunto una vasta popolarità. "I Wanna Be Your Lover" cambiò le carte in tavola. Il singolo si fece strada nelle classifiche, arrivando fino all'11° posto della Billboard Hot 100 e al 1° posto della classifica R&B, un risultato straordinario che gli permise di farsi conoscere a un pubblico più ampio e di dimostrare il suo incredibile potenziale.

Questo successo non fu solo una vittoria commerciale, ma rappresentò la prima conferma del suo talento e della sua visione artistica. La canzone divenne un inno del genere "Minneapolis Sound", uno stile che Prince stesso aveva contribuito a creare e che avrebbe definito gran parte della sua carriera futura. Con "I Wanna Be Your Lover", Prince si presentò al mondo non solo come un musicista talentuoso, ma come un artista completo, pronto a diventare una delle figure più influenti e innovative della storia della musica.