Addio a Peppino Mazzullo, l'anima sonora che diede vita a
Topo Gigio
Con la scomparsa di Peppino Mazzullo all'età di cento
anni si chiude una pagina fondamentale della storia del costume e
dell'intrattenimento televisivo italiano. Nato a Santo Stefano di Briga nel
giugno del 1926, l'attore e doppiatore messinese ha legato in modo
indissolubile il proprio percorso professionale a una delle creature più
iconiche mai nate dal genio di Maria Perego, interpretandone le sfumature con
un registro vocale unico ed inconfondibile per ben quarantacinque anni, dal
1961 al 2006.
La forza del lavoro svolto da Mazzullo risiedeva nella
capacità di superare i confini del semplice doppiaggio, trasformando
l'impostazione vocale in un vero e proprio atto di caratterizzazione
psicologica del pupazzo di spugna. Rispetto ai primi esperimenti televisivi del
personaggio, la voce sviluppata da Mazzullo seppe infondere a Topo Gigio
un'ingenuità garbata, unita a quella cadenza stridula e calorosa al tempo
stesso che divenne il marchio di fabbrica della marionetta. Espressioni entrate
nel linguaggio comune e nella memoria collettiva, come l'ormai storico
interrogativo «Ma cosa mi dici mai?», nacquero proprio da questo
continuo lavoro di rifinitura e immedesimazione sul campo.
L'impatto del lavoro di Mazzullo non si limitò ai confini
nazionali. Attraverso le numerose apparizioni internazionali del personaggio,
compresi i celebri passaggi al programma statunitense Ed Sullivan Show nei
primi anni Sessanta, l'interprete riuscì a rendere universale un tipo di
comicità delicata e priva di sovrastrutture, capace di parlare ad un pubblico
trasversale per età e cultura. Parallelamente all'esperienza con Topo Gigio,
il percorso artistico di Mazzullo aveva toccato anche la prosa teatrale e la
televisione dei ragazzi, dove diede corpo e voce al personaggio di Richetto
nello Zecchino d'Oro, dimostrando una notevole versatilità nelle forme del
racconto popolare e pedagogico dell'epoca.
La scomparsa di Giuseppe Mazzullo rappresenta la perdita di
un artigiano della voce e dello spettacolo, capace di restare nell'ombra per
lasciare che fosse la sua creatura a brillare. Con il suo lavoro ha dimostrato
come la recitazione vocale possa costruire un'identità culturale duratura,
lasciando in eredità un patrimonio di memoria visiva e sonora che ha
accompagnato le stagioni di formazione di diverse generazioni.

Nessun commento:
Posta un commento