West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

sabato 21 febbraio 2026

22 febbraio 1977 – Quando Hotel California diventò un luogo della mente



Il 22 febbraio 1977 gli Eagles pubblicano Hotel California come singolo. È uno di quei momenti che, a posteriori, sembrano quasi inevitabili: una canzone che non appartiene più soltanto a un gruppo o a un’epoca, ma a un immaginario collettivo. Eppure, al momento dell’uscita, nessuno poteva prevedere fino in fondo la traiettoria che avrebbe preso quel brano: un viaggio lento, magnetico, destinato a trasformarsi in un classico assoluto e a conquistare il Grammy come “Record of the Year”.

Hotel California è una canzone, un luogo, una soglia, una metafora che si apre e non si chiude mai del tutto. Gli Eagles, che fino ad allora erano stati percepiti soprattutto come alfieri del country‑rock californiano, con questo singolo compiono un salto di qualità sorprendente. La scrittura si fa più cupa, più simbolica, più stratificata. La musica abbandona la leggerezza della West Coast per abbracciare un’atmosfera quasi cinematografica, sospesa tra sogno e inquietudine.

Il brano si muove come un racconto: un arrivo notturno, un luogo accogliente e minaccioso allo stesso tempo, figure che appaiono e scompaiono, un senso di bellezza che sfuma nell’ambiguità. È la California come mito e come disillusione, come promessa e come trappola. Una parabola perfetta per la fine degli anni Settanta, quando il sogno americano cominciava a mostrare le sue crepe.

E poi c’è l’assolo. Quell’assolo. Una costruzione a due chitarre che è diventata un manuale di stile, un dialogo tra Don Felder e Joe Walsh che ancora oggi viene studiato, imitato, celebrato. Non è virtuosismo fine a sé stesso, ma una narrazione nella narrazione, un modo per dire ciò che le parole non possono più contenere.

Il successo del singolo fu immediato, ma la sua consacrazione è avvenuta nel tempo. Hotel California è una di quelle canzoni che non invecchiano, cambia con chi l’ascolta, si adatta alle generazioni, continua a risuonare perché parla di smarrimento, desiderio, identità. Temi che non appartengono a un’epoca, ma all’essere umano.







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