Era il 27 dicembre 1980. Erano passati solo diciannove
giorni da quella notte gelida davanti al Dakota Building di New York, ma il
tempo sembrava essersi fermato in un eterno, malinconico presente. Mentre le
luci di Natale iniziavano a spegnersi, la musica compiva l’ultimo, amaro
miracolo: Double Fantasy,
l’album del ritorno di John Lennon e Yoko Ono,
aveva appena raggiunto il numero uno nelle classifiche americane.
Era un primato che portava con sé un peso insostenibile. Solo
un mese prima, si parlava di questo disco come del "ritorno del
casalingo": John che riemergeva da cinque anni di silenzio, passati a
infornare pane e a veder crescere il piccolo Sean. Lo si ascoltava con la
curiosità di chi ritrova un vecchio amico finalmente in pace con sé stesso.
Oggi, quel primo posto in classifica diventava il pianto corale di un mondo che
non voleva lasciarlo andare.
C’era un’ironia crudele in tutto questo. John aveva
intitolato l’album Double Fantasy ispirandosi a un tipo di fresia vista
alle Bermuda, un nome che evocava una visione condivisa, un amore ritrovato.
Eppure, ascoltare oggi brani come “(Just Like) Starting Over” fa male.
Quella che doveva essere la celebrazione di una "nuova partenza" diventò,
nel giro di poche ore, un testamento involontario.
Le cronache ci dicono che l’album resterà in vetta per otto
settimane. Ma la statistica non racconta ciò che accade nelle case, dove i
giradischi facevano girare quel vinile senza sosta. Sentire la voce di John che
canta “Beautiful Boys” o la dolcezza domestica di “Watching the Wheels” regalava l'illusione che lui fosse ancora lì, a osservare il mondo
che gira frenetico mentre lui ha finalmente trovato il suo ritmo lento.
È un numero uno postumo che brucia. È il tributo di milioni
di persone che, comprando questo disco, stavano cercando di dire
"grazie" o forse "scusa". Mentre il 1980 volgeva al
termine, portandosi via uno dei sognatori più grandi del secolo, Double
Fantasy restava lassù, in cima a tutto, a ricordarci che mentre la vita è
ciò che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti, la musica è
l'unica cosa capace di sopravvivere anche a quegli stessi progetti interrotti.

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