Il 30 dicembre del 1946 nasceva una donna capace di unire la rabbia del punk alla dolcezza della poesia: ritratto di un'icona immortale
Se c’è una voce che può competere con il vento gelido di
questo 30 dicembre, quella è sicuramente la sua. Mentre fuori l'anno si
prepara a congedarsi, oggi festeggiamo il compleanno di una donna che non ha
mai chiesto permesso per entrare nella storia: Patti
Smith, nata proprio in questo giorno nel 1946.
Immaginiamola nella New York degli anni '70: una figura
sottile, quasi un’ombra, con i capelli spettinati e un’intensità nello sguardo
che sembrava bruciare la pellicola delle macchine fotografiche. Patti non è mai
stata "solo" una cantante; è arrivata sulla scena come una poetessa
che aveva troppa energia per restare confinata nelle pagine di un libro,
decidendo così di urlare i suoi versi sopra il rumore di una chitarra
elettrica.
Festeggiare Patti Smith oggi significa celebrare la libertà.
Il suo capolavoro, Horses, si apre con una frase che è diventata
un manifesto: "Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i
miei". Non era una bestemmia, era una dichiarazione d'indipendenza. In
un mondo che voleva le donne confinate nel ruolo di "cantanti pop"
graziose, lei si presentò sulla copertina del suo disco con una camicia bianca
da uomo, una giacca sulla spalla e la sfida negli occhi.
Ma dietro quella corazza punk, c'è sempre stato un cuore
immenso. La sua storia con il fotografo Robert Mapplethorpe, raccontata con una
dolcezza infinita nel suo libro Just Kids, ci ricorda che Patti è prima
di tutto un’anima sensibile, capace di trovare la bellezza in un hotel
sgangherato o in un vecchio taccuino di poesie.
C’è qualcosa di magico nel fatto che compia gli anni proprio
a un passo dal Capodanno. È come se la sua energia servisse a darci la spinta
per l'anno che verrà. Le sue canzoni, da Because the Night alla
potente People Have the Power, non sono invecchiate di un giorno
perché non parlano di mode, ma di sogni, di rivolte e di amore universale.
Vederla oggi, con le sue lunghe trecce grigie e la stessa
grinta di cinquant'anni fa, è una lezione per tutti noi: ci insegna che si può
invecchiare restando fedeli a sé stessi, senza mai smettere di essere curiosi o
di emozionarsi davanti a un tramonto.
In questo penultimo giorno dell'anno, il mio consiglio è quello di ritagliare un momento per mettete su un suo disco, lasciare che la sua voce roca racconti una storia e sentire come, all'improvviso, il freddo naturale di questi giorni faccia un po' meno paura.

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