Il 25 dicembre 2016 il mondo della musica si risvegliò
sotto shock, colpito da una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere. Mentre
le radio di tutto il pianeta trasmettevano a ripetizione quella melodia che dal
1984 accompagnava le nostre feste, la realtà stava scrivendo il più triste dei
finali: George Michael se n'era andato. Il leggendario cantante
britannico, nato Georgios Kyriacos Panayiotou, si era spento serenamente nella
sua casa di Goring-on-Thames, nell'Oxfordshire, a soli 53 anni.
L’annuncio, arrivato dal suo portavoce con una nota che raggelò i fan,
confermava con grande tristezza che l’amato figlio, fratello e amico George era
passato a miglior vita proprio durante il periodo natalizio.
C’era un’ironia crudele, quasi cinematografica, nella data
della sua scomparsa. Da oltre trent'anni, il Natale era diventato
indissolubilmente legato alla sua voce grazie a Last Christmas,
il successo mondiale inciso con gli Wham!. Quel ritornello che recitava "L'ultimo
Natale ti ho dato il mio cuore, ma il giorno dopo l'hai portato via"
assunse improvvisamente un significato profetico e straziante: per lui, quello
era stato davvero l'ultimo Natale.
George Michael, però, non era stato solo l'icona degli anni
'80 con gli shorts e il ciuffo biondo dei tempi degli Wham!, ma anche un artista
tormentato, un genio della scrittura e una delle voci soul più belle della sua
generazione. Già nel 1987, con l'album Faith, aveva dimostrato al
mondo di poter dominare le classifiche globali, arrivando a vendere oltre 100
milioni di dischi in carriera. Nonostante il successo, la sua vita fu segnata
da battaglie legali con le case discografiche e da una difficile gestione della
propria immagine pubblica; eppure, proprio attraverso queste lotte, era
diventato un simbolo di libertà individuale e un generoso filantropo, capace di
donare milioni in beneficenza sempre nel più assoluto anonimato.
La sua morte mise il sigillo su un anno terribile per la
musica internazionale. Dopo aver pianto David Bowie a gennaio, Prince
ad aprile e Leonard Cohen a novembre, quel Natale sottrasse al mondo un
altro gigante che aveva definito il pop moderno. Mentre fuori dalla sua
residenza londinese i fan iniziavano a lasciare fiori e candele, sui social il
cordoglio dei colleghi fu unanime. Tra i tanti, spiccò il ricordo dell'amico Elton
John, che lo salutò descrivendolo come l'anima più gentile e generosa,
oltre che un artista geniale. Quella sera, ascoltando i rintocchi dei
campanelli che aprivano la sua hit natalizia, il mondo intero si sentì
improvvisamente un po' più solo.

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