Oggi è il 19 dicembre e, per chi si trovasse a
passeggiare per Parigi, l’aria sembrerebbe vibrare in modo diverso. È il
compleanno di Édith Piaf, ed è
impossibile non pensare a lei come a quel 'passerotto' che, nato proprio in
questo giorno del 1915, ha finito per inghiottire il mondo intero con
una voce che sembrava venire direttamente dalle viscere della terra."
Immaginiamo la scena: un freddo cane tra i vicoli di
Belleville, un quartiere che all'epoca era tutt'altro che chic. Si dice che sia
nata letteralmente per strada, sotto un lampione, su un mantello da poliziotto.
Magari è solo una leggenda, ma è la leggenda perfetta per una donna che ha
passato la vita a trasformare il fango in oro, la sofferenza in arte pura.
La cosa pazzesca della Piaf non era solo come cantava, ma
come viveva. Era minuscola, poco più di un metro e quaranta di ossa e nervi,
sempre vestita di nero perché diceva che il pubblico non doveva distrarsi dal
canto. Eppure, quando apriva bocca, diventava un gigante.
Ha amato uomini famosi, pugili campioni del mondo come Marcel
Cerdan (il suo grande amore perduto tragicamente), ha lanciato carriere di
giganti come Aznavour, e ha vissuto mille tragedie, ma ogni volta tornava sul
palco.
Oggi, 19 dicembre, è il giorno perfetto per rimettere su Non, je ne regrette rien. È una canzone che oggi suona quasi come un manifesto:
"No, non rimpiango nulla". Nonostante i dolori, la solitudine
finale e la salute fragile, lei rivendicava ogni singolo secondo della sua vita
spericolata.
Quindi, se oggi capiterà di ascoltare un po' di musica francese alla radio o in un bar, sarà bene pensare al compleanno della donna che ci ha insegnato che si può vedere la vita "in rosa" anche quando tutto intorno sembra grigio.

Nessun commento:
Posta un commento