West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

giovedì 25 dicembre 2025

Il riscatto del "Beatle tranquillo": quel 26 dicembre in cui George Harrison superò tutti.

 


Mentre il mondo si stava ancora abituando all'idea che i Beatles non esistessero più, il 26 dicembre 1970 accadde qualcosa che ribaltò completamente le gerarchie del pop. Non fu il genio istrionico di McCartney o la ribellione di Lennon a piazzare la prima bandierina sulla vetta della classifica americana, ma il tocco spirituale e la chitarra slide di George Harrison.

Con la pubblicazione di "My Sweet Lord", Harrison compì un sorpasso silenzioso ma micidiale. Per anni era rimasto bloccato nel ruolo del "fratello minore", con le sue canzoni spesso relegate a riempitivi negli album dei Fab Four. Ma quel sabato di dicembre, il "Quiet Beatle" si prese tutto: la sua preghiera in musica scalò la Billboard Hot 100, rendendolo il primo dei quattro ex compagni a conquistare il numero uno da solista.

L'impatto del brano fu dirompente. Prodotto insieme a Phil Spector, "My Sweet Lord" non era solo una canzone, ma una celebrazione sonora che mescolava la tradizione corale occidentale con i mantra orientali. Harrison riuscì in un'impresa che oggi sembrerebbe impossibile: trasformare una preghiera esplicitamente religiosa in una hit mondiale da discoteca e da autoradio.

Il brano, caratterizzato da quella chitarra slide che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica, era il biglietto da visita del mastodontico triplo album All Things Must Pass. In quelle tre ore di musica, George svuotò i cassetti di anni di frustrazioni e composizioni scartate, dimostrando che il suo talento era stato ingiustamente compresso dal binomio Lennon-McCartney.

Il fascino di "My Sweet Lord" risiedeva nella sua capacità di unire. Alternando l'ebreo-cristiano "Hallelujah" all'induista "Hare Krishna", Harrison cercava di abbattere le barriere tra le religioni, puntando a una spiritualità universale. Tuttavia, questo successo globale portò con sé una lunga ombra legale: la causa per "plagio inconscio" intentata dai detentori dei diritti di He's So Fine, delle Chiffons. Un processo che durò anni, ma che non riuscì mai a scalfire l'amore del pubblico per il brano.

Quel primato non fu solo un record statistico. Fu il momento in cui Harrison dimostrò che la sua "liberazione" artistica era completa. Mentre i critici si aspettavano che i singoli Beatles valessero meno della somma delle loro parti, George dimostrò che, a volte, il talento più puro ha solo bisogno di spazio per esplodere.

Conquistando la vetta proprio nel giorno di Santo Stefano, Harrison regalò alla storia della musica un inno alla ricerca interiore che, a distanza di decenni, non ha perso un briciolo della sua forza luminosa. Fu la prova definitiva che il "Beatle tranquillo" aveva finalmente trovato la sua voce, e che quella voce era potente quanto quella dei suoi compagni, se non di più.






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