Un anno fa era soltanto un progetto. La sera di giovedì 2 ottobre, al Teatro dei Cattivi Maestri di Savona, "Il Cappellano delle Fate - Una storia dalle Highlands", è diventato realtà davanti a un teatro gremito, regalando ai protagonisti e al pubblico una serata che ha saputo unire racconto, musica e danza in un unico percorso narrativo.
Ci sono voluti quasi dodici mesi per arrivare a quella sera.
Un anno di lavoro, incontri, idee, prove e inevitabili interrogativi sul
risultato finale. Portare sul palco una storia tanto particolare, sospesa fra
folklore, storia, superstizione e riflessione culturale, significava affrontare
una sfida importante.
La sera del 2 ottobre ogni dubbio si è dissolto
davanti a una sala gremita. Il pubblico ha risposto con una partecipazione che
ha premiato mesi di preparazione e confronto, trasformando l'attesa in una
concreta soddisfazione per tutti i protagonisti.
Lo spettacolo si è sviluppato lungo il percorso ideato da Giacomo
Franco, autore dei testi che hanno raccontato la vicenda di Robert Kirk, il
pastore scozzese che nel Seicento osò interrogarsi sul misterioso mondo del
Piccolo Popolo e sulle credenze delle Highlands.
La narrazione ha trovato nella voce e nella presenza scenica
di Jacopo Marchisio il suo principale filo conduttore. Attraverso
letture e interventi narrativi il pubblico è stato accompagnato dentro una
vicenda dove storia, leggenda e riflessione culturale si sono continuamente
intrecciate.
Accanto alle parole hanno trovato spazio le musiche create ed
eseguite da Roberto Storace, capaci di costruire atmosfere suggestive e
perfettamente coerenti con il mondo evocato dal racconto. Le composizioni non
si sono limitate ad accompagnare la narrazione, ma ne sono diventate parte
integrante.
Un contributo importante è arrivato anche dalla danza guidata
da Raffaella Bergonzi e interpretata insieme al gruppo di ballerini (Gabriella
Barbano, Paola Bussino, Angelo Cerati, Annamaria Cerruti
e Roberto Fiaschi) che ha dato forma visiva alle suggestioni provenienti
dalla Scozia delle Highlands. Le coreografie hanno aggiunto movimento, colore e
leggerezza a una storia che vive costantemente in equilibrio fra terra e
immaginazione.
Il programma ha seguito il percorso previsto, alternando
momenti di racconto, poesie, musica e danza. Dal "Palazzo al chiar di
luna" alla "Danza delle Silfidi", da "Leanan
Sidhe" fino al "Regno Segreto", ogni quadro ha
contribuito alla costruzione di uno spettacolo ricco e articolato.
Uno degli aspetti più riusciti della serata è stato proprio
il suo carattere trasversale. Pur affrontando argomenti legati al folklore e
alla storia religiosa della Scozia del Seicento, lo spettacolo è apparso
accessibile anche a chi non possiede una conoscenza specifica di questi temi.
L'alternanza fra linguaggi diversi ha mantenuto vivo l'interesse del pubblico
dall'inizio alla fine, rendendo la proposta coinvolgente e fruibile da
spettatori molto differenti tra loro.
Importante anche la scelta di video registrare integralmente
l'evento. Il filmato rimarrà come testimonianza e ricordo di una serata
particolarmente riuscita, ma rappresenterà anche uno strumento prezioso per
consentire ai protagonisti di rivedere il proprio lavoro e individuare
eventuali aspetti da perfezionare nelle future rappresentazioni.
La sensazione finale è quella di aver assistito a un prodotto
che possiede già una dimensione professionale. Per questo viene spontaneo
immaginarlo in altri contesti e davanti ad altri pubblici. Naturalmente è
facile comprendere quanto sia complesso muovere un gruppo numeroso di artisti e
collaboratori e quanto possa essere impegnativo ricreare ogni volta una
scenografia adeguata e le condizioni organizzative necessarie.
Resta però l'impressione che "Il Cappellano delle
Fate" abbia tutte le caratteristiche per continuare il proprio
cammino oltre questa prima rappresentazione. Passione, competenza, ricerca
storica, qualità musicale e capacità narrativa si sono incontrate in una
formula equilibrata e convincente.
Una serata nata da un anno di attese e di lavoro che, alla prova del palco, ha dimostrato come un'idea ambiziosa possa trasformarsi in uno spettacolo compiuto, capace di coinvolgere, emozionare e lasciare nel pubblico il desiderio di ritrovare ancora il misterioso mondo di Robert Kirk e delle sue fate.


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