West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

martedì 13 maggio 2025

Tra sogno e materia: un paesaggio ìnteriore, di Cristina Mantisi, commento di Athos Enrile


Sospesi tra inizio e fine: l'analisi di un'opera che ci pone di fronte all'ambivalenza del cambiamento, dove la speranza di un futuro si intreccia con la malinconia di ciò che potrebbe svanire


L'immagine si presenta come una visione onirica, un paesaggio interiore proiettato su una tela digitale dai colori saturi e vibranti. Un grande cerchio, che evoca la nascita di un pianeta o forse un sole al tramonto su un mondo alieno, domina la scena. La sua metà inferiore emerge da un "mare verde" striato di sfumature violacee, una combinazione cromatica inusuale che immediatamente destabilizza la percezione del reale, aprendo le porte all'immaginazione. La parte superiore del pianeta trascolora in un rosso-arancio intenso, solcato da strisce orizzontali di giallo, rosso e rosa, creando un effetto di movimento e trasformazione cromatica.

Al centro di questo scenario cosmico, staglia la silhouette nera di un ulivo. La sua presenza, radicata in un contesto così surreale, assume una potente valenza simbolica. L'ulivo, da sempre associato alla pace, alla saggezza e alla resilienza, appare qui come un testimone silenzioso, forse l'ultimo baluardo di una vita che sta per emergere o che sta per svanire. La sua staticità contrasta con il dinamismo cromatico dello sfondo, creando una tensione visiva che invita alla riflessione.

Il testo che accompagna l'immagine amplifica questa sensazione di mistero e ambivalenza: "Un grande pianeta nasce da un mare verde e diventa rosso-arancio. Il verde del mare è striato di sfumature violacee, l'arancio del pianeta presenta strisce gialle, rosse, rosa... Un albero nero, la silhouette di un olivo, si staglia nel centro, forse simbolo della nascita della nuova flora, forse l'ultimo della sua specie..."

L'opera parla di inizio e fine, di cambiamento e di ciò che resta. Il pianeta che nasce dal mare verde simboleggia nuove possibilità, una trasformazione interiore. Il cambio di colore dal verde (natura e speranza) al rosso-arancio (passione ma anche pericolo) indica un processo vivo, forse difficile, presente in ogni novità.

L'ulivo nero dà un senso di stabilità in questo cambiamento. La sua forma scura può rappresentare la parte costante di noi. L'incertezza del testo ("forse nuova vita, forse l'ultima") mostra il doppio sentimento dei cambiamenti: speranza nel futuro e paura di perdere. Questa incertezza spinge chi guarda a pensare alle proprie paure e speranze nel tempo che passa.

L'immagine e le parole creano un'atmosfera tra sogno e realtà. I colori forti e strani del pianeta e del mare ci portano in un mondo fantastico, dove le regole normali non valgono. L'ulivo scuro e semplice diventa un punto per pensare, un simbolo di forza in un mondo che cambia.

La frase "la nascita della nuova flora, forse l'ultimo della sua specie" è triste ma bella. Ricorda quanto è fragile la vita e come tutto si ripete, dove ogni inizio ha dentro la sua fine. L'ulivo sembra raccontare questa fragilità, come un ricordo silenzioso di qualcosa passato o un segno di un futuro incerto. Stare solo al centro del quadro lo rende ancora più importante, quasi fosse il cuore di questo strano mondo, tra la nascita e la fine.

L'opera di Cristina Mantisi è un invito a contemplare i misteri dell'esistenza attraverso un linguaggio visivo potente e suggestivo. La combinazione di colori inattesi, la presenza enigmatica dell'ulivo e il testo evocativo creano un'esperienza contemplativa che risuona con le domande fondamentali sul ciclo della vita, sulla speranza e sulla caducità. È un'immagine che si insinua nella mente, lasciando una traccia di meraviglia e di inquietudine.






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