L'11 gennaio segna una ricorrenza malinconica per il
mondo del cinema, che in questo stesso giorno, a distanza di due anni l'una
dall'altra, ha dovuto dire addio a due figure femminili tanto distanti quanto
necessarie: Mariangela Melato,
scomparsa nel 2013, e Anita Ekberg,
mancata nel 2015. Sebbene i loro percorsi artistici fossero
profondamente diversi, entrambe hanno incarnato stagioni irripetibili del
cinema italiano e internazionale.
Mariangela Melato è stata il volto incisivo della commedia sociale e del
cinema d’impegno. Attrice di un’intelligenza interpretativa rara, è stata
capace di passare con disinvoltura dal rigore drammatico del teatro di Luca
Ronconi alla satira graffiante dei film di Lina Wertmüller. La sua collaborazione
con Giancarlo Giannini in titoli come Mimì metallurgico ferito nell'onore
o Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto ha
ridefinito il rapporto tra uomo e donna sul grande schermo, mescolando lotta di
classe e passione viscerale. La Melato non era un’intellettuale del gesto,
capace di dare dignità e forza a ogni personaggio, dalla poliziotta alla ricca
borghese.
Due anni dopo la sua scomparsa, l’11 gennaio 2015 ci lasciava
Anita Ekberg, l’attrice svedese che Federico Fellini trasformò in una
creatura mitologica. Con la sua apparizione nella fontana di Trevi in La
dolce vita, la Ekberg è diventata l'immagine stessa del desiderio e del
cinema come sogno. La sua fisicità statuaria e la sua presenza magnetica hanno
segnato un’epoca in cui Roma era il centro del mondo cinematografico. Tuttavia,
ridurre la sua carriera a quella singola, iconica scena sarebbe un errore: la
Ekberg portava con sé una solarità prorompente che mascherava una personalità
complessa, spesso in contrasto con lo star system dell'epoca.
Ricordarle insieme oggi significa celebrare due modi opposti
ma complementari di essere icone. Da un lato il talento proteiforme e spigoloso
della Melato, simbolo di una cultura che rifletteva su sé stessa; dall'altro la
bellezza prorompente e trasognata della Ekberg, emblema di un'estetica che ha
reso l'Italia un'icona globale. L'11 gennaio resta così una data in cui il
sipario è calato su due donne che, ognuna a modo suo, hanno reso il cinema un luogo
più profondo e, allo stesso tempo, più magico.

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