West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

martedì 13 gennaio 2026

Suzi Quatro: la donna che ha trasformato il basso in un atto di libertà

 


 La pioniera che ha trasformato il basso in un’arma di libertà


Ci sono artisti che entrano nella storia per ciò che cantano, e altri per ciò che incarnano. Suzi Quatro appartiene alla seconda categoria: non è solo una musicista, è un gesto. Un gesto fisico, diretto, liberatorio. Quando negli anni ’70 sale sul palco con la tuta di pelle, il basso Fender Precision appeso basso sulle ginocchia e un’energia che sembra arrivare da un garage di Detroit, il rock cambia per sempre.

Prima di lei, nessuna donna aveva osato occupare quello spazio: non davanti al microfono come cantante, ma al centro della band come strumentista, come motore ritmico, come leader. Suzi non chiede il permesso. Entra, suona, comanda.

La sua storia comincia a Detroit, in una famiglia di musicisti dove jazz, rock e club fumosi sono la normalità. A quattordici anni fonda con le sorelle le Pleasure Seekers, una delle prime band femminili della storia. Non è un gioco da ragazze: è un atto di autodeterminazione. E quando sceglie il basso, uno strumento considerato “maschile”, lo fa senza alcuna intenzione simbolica. Le piace, lo sente suo. Il simbolo verrà dopo, quando il mondo capirà cosa significa vedere una donna che non accompagna, ma guida.

Nel 1971 il produttore Mickie Most la porta in Inghilterra. È lì che Suzi diventa Suzi Quatro: una figura nuova, impossibile da incasellare. La tuta di pelle non è un costume: è un’estensione del suo corpo, un’armatura che racconta la sua identità. La sua presenza scenica è magnetica, aggressiva, ma mai costruita. È semplicemente naturale. E il pubblico lo percepisce.

I suoi brani degli anni ’70 – Can the Can, 48 Crash, Devil Gate Drive – sono esplosioni di energia glam-rock. Il basso domina, la voce graffia, la band segue il suo ritmo. Suzi non interpreta: attacca. E migliaia di ragazze, vedendola, capiscono che possono fare lo stesso. Non essere muse, non essere coriste, non essere “la voce femminile” del gruppo. Essere la band.

Il successo televisivo con Happy Days, dove interpreta Leather Tuscadero, la trasforma in un volto globale. Ma Suzi non si lascia ingabbiare dal personaggio. Continua a incidere album, a fare tour, a condurre programmi radiofonici per la BBC. Non smette mai di essere una musicista, una performer, una donna che vive il rock come un mestiere e una vocazione.

Oggi, a oltre settant’anni, sale ancora sul palco con la stessa tuta di pelle e lo stesso basso. Non è nostalgia: è coerenza. Suzi Quatro non ha mai tradito la sua identità, non ha mai ceduto alla tentazione di diventare una caricatura di sé stessa. È rimasta ciò che è sempre stata: una rocker pura, fisica, diretta, senza compromessi.

Guardando la sua carriera, si capisce quanto sia stata rivoluzionaria. Non ha scritto manifesti, non ha teorizzato il femminismo nel rock. Lo ha fatto, semplicemente, vivendolo. E il suo esempio continua a risuonare in ogni musicista che oggi sale sul palco con uno strumento in mano e la certezza di avere diritto a quel posto.







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