Ci sono artisti che entrano nella storia per ciò che cantano,
e altri per ciò che incarnano. Suzi Quatro appartiene alla seconda categoria: non è solo una
musicista, è un gesto. Un gesto fisico, diretto, liberatorio. Quando negli anni
’70 sale sul palco con la tuta di pelle, il basso Fender Precision appeso basso
sulle ginocchia e un’energia che sembra arrivare da un garage di Detroit, il
rock cambia per sempre.
Prima di lei, nessuna donna aveva osato occupare quello
spazio: non davanti al microfono come cantante, ma al centro della band come
strumentista, come motore ritmico, come leader. Suzi non chiede il permesso.
Entra, suona, comanda.
La sua storia comincia a Detroit, in una famiglia di
musicisti dove jazz, rock e club fumosi sono la normalità. A quattordici anni
fonda con le sorelle le Pleasure Seekers, una delle prime band femminili della
storia. Non è un gioco da ragazze: è un atto di autodeterminazione. E quando
sceglie il basso, uno strumento considerato “maschile”, lo fa senza alcuna
intenzione simbolica. Le piace, lo sente suo. Il simbolo verrà dopo, quando il
mondo capirà cosa significa vedere una donna che non accompagna, ma guida.
Nel 1971 il produttore Mickie Most la porta in Inghilterra. È
lì che Suzi diventa Suzi Quatro: una figura nuova, impossibile da incasellare.
La tuta di pelle non è un costume: è un’estensione del suo corpo, un’armatura
che racconta la sua identità. La sua presenza scenica è magnetica, aggressiva,
ma mai costruita. È semplicemente naturale. E il pubblico lo percepisce.
I suoi brani degli anni ’70 – Can the Can, 48 Crash,
Devil Gate Drive – sono esplosioni di energia glam-rock. Il basso
domina, la voce graffia, la band segue il suo ritmo. Suzi non interpreta:
attacca. E migliaia di ragazze, vedendola, capiscono che possono fare lo
stesso. Non essere muse, non essere coriste, non essere “la voce femminile” del
gruppo. Essere la band.
Il successo televisivo con Happy Days, dove interpreta
Leather Tuscadero, la trasforma in un volto globale. Ma Suzi non si lascia
ingabbiare dal personaggio. Continua a incidere album, a fare tour, a condurre
programmi radiofonici per la BBC. Non smette mai di essere una musicista, una
performer, una donna che vive il rock come un mestiere e una vocazione.
Oggi, a oltre settant’anni, sale ancora sul palco con la
stessa tuta di pelle e lo stesso basso. Non è nostalgia: è coerenza. Suzi
Quatro non ha mai tradito la sua identità, non ha mai ceduto alla tentazione di
diventare una caricatura di sé stessa. È rimasta ciò che è sempre stata: una
rocker pura, fisica, diretta, senza compromessi.
Guardando la sua carriera, si capisce quanto sia stata
rivoluzionaria. Non ha scritto manifesti, non ha teorizzato il femminismo nel
rock. Lo ha fatto, semplicemente, vivendolo. E il suo esempio continua a
risuonare in ogni musicista che oggi sale sul palco con uno strumento in mano e
la certezza di avere diritto a quel posto.

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