L'impronta di un visionario nella
costruzione del suono di Chicago
Il 29 gennaio 1992 segna la fine del percorso terreno
di Willie Dixon, ma non certo la
conclusione della sua influenza sulle strutture della musica popolare
contemporanea. Definirlo semplicemente un contrabbassista o un cantante sarebbe
riduttivo, poiché Dixon ha incarnato la figura del teorico e del costruttore
dietro le quinte, agendo come il vero baricentro creativo della Chess Records
durante gli anni d'oro del blues di Chicago.
La sua importanza risiede nella capacità di aver codificato
un linguaggio che traghettò il blues rurale del Delta verso le sonorità
elettriche e urbane della "Windy City". Non si trattava solo di
alzare il volume, ma di strutturare i brani con un senso del ritmo e una
densità testuale che mancavano nelle forme più primitive del genere. Dixon
comprese prima di altri come il basso non dovesse limitarsi a segnare il tempo,
ma potesse diventare lo scheletro armonico su cui innestare riff di chitarra
destinati a diventare iconici.
Se analizziamo il repertorio dei grandi gruppi rock
britannici degli anni Sessanta e Settanta, appare evidente come la firma di
Dixon sia onnipresente. Brani come Hoochie Coochie Man, I'm Ready
o Back Door Man non furono semplici successi per Muddy Waters o Howlin'
Wolf, ma divennero i testi sacri su cui formazioni come i Rolling Stones e i
Led Zeppelin costruirono la propria identità. La scrittura di Dixon si
distingueva per un uso sapiente della spacconata lirica e per giri di basso che
fornivano una spinta propulsiva inedita, elementi che i musicisti d'oltreoceano
studiarono con rigore quasi accademico.
Tuttavia, il rapporto tra Dixon e i suoi epigoni bianchi non
fu privo di frizioni, specialmente sul piano del diritto d'autore. La celebre
disputa legale con i Led Zeppelin per il brano Whole Lotta Love, che
ricalcava ampiamente la sua You Need Love, resta un caso emblematico di
come la tecnica e l'inventiva del bluesman afroamericano fossero state
inizialmente saccheggiate senza i dovuti crediti. La risoluzione di tali
controversie negli anni successivi ha permesso di restituire a Dixon non solo la
stabilità economica, ma soprattutto il riconoscimento del suo ruolo di protagonista
primario del rock and roll.
Oltre alla produzione e alla composizione, Dixon fu un attivo sostenitore della tutela della memoria storica del blues attraverso la sua Blues Heaven Foundation. La sua missione era chiara: impedire che gli artisti che avevano gettato le basi della musica moderna finissero nel dimenticatoio o fossero sfruttati da un'industria discografica spesso rapace. Ancora oggi, la sua figura rimane un riferimento per chiunque voglia comprendere come un genere di nicchia, nato nelle piantagioni e raffinatosi nei sobborghi industriali, sia riuscito a dominare le frequenze radiofoniche di tutto il mondo.

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