L'esperimento radiofonico che ha
codificato il costume nazionale
Il 31 gennaio 1951, nel salone delle feste del Casinò
di Sanremo, si tenne la serata conclusiva della prima edizione del Festival
della Canzone Italiana, un evento nato con un’impostazione tecnica e
organizzativa molto distante dalla complessità mediatica attuale. L'iniziativa,
ideata da Pier Bussetti in collaborazione con Giulio Razzi della Rai, non era
concepita come uno spettacolo televisivo, ma come un esperimento radiofonico
volto a rivitalizzare i consumi turistici della riviera ligure nel periodo
invernale. La struttura era asciutta e rigorosa: venti canzoni inedite venivano
presentate al pubblico, ma a differenza dei decenni successivi, gli interpreti
erano solo tre, ovvero Nilla Pizzi, il Duo Fasano e Achille
Togliani, che si alternavano nell'esecuzione dei brani accompagnati
dall'orchestra diretta dal maestro Cinico Angelini.
La narrazione di quella finale restituisce l'immagine di
un'Italia che cercava una nuova identità culturale attraverso la
standardizzazione della forma-canzone, privilegiando melodie lineari e testi
legati a una tradizione poetica ancora molto classica. Nilla Pizzi trionfò con Grazie
dei fiori, un brano caratterizzato da una struttura armonica
tradizionale e da un'interpretazione vocale che risentiva dell'impostazione
lirica tipica dell'epoca. Il pubblico presente in sala, seduto ai tavolini del
Casinò, votava su schede cartacee, definendo una classifica che avrebbe segnato
l'inizio della moderna industria discografica nazionale. Nonostante
l'accoglienza inizialmente tiepida della stampa, che considerava l'evento una
manifestazione minore, il successo radiofonico fu immediato, dimostrando l'efficacia
del mezzo nel creare un linguaggio musicale condiviso su scala nazionale.
Dal punto di vista tecnico, il primo Sanremo rappresentò un banco di prova fondamentale per la Rai nella gestione delle trasmissioni in diretta da una sede esterna, richiedendo una precisione nel coordinamento tra l'orchestra e i tecnici del suono che avrebbe fatto scuola. La vittoria di Nilla Pizzi non fu solo un successo personale, ma la validazione di un modello produttivo dove la canzone diventava un prodotto seriale, pronto per essere replicato sui dischi a 78 giri e spartiti musicali. Questo 31 gennaio ha dunque fissato i protocolli di quella che sarebbe diventata la principale liturgia laica del Paese, trasformando una gara canora in un osservatorio privilegiato sull'evoluzione del costume e delle tecniche compositive italiane.

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