Il 20 gennaio 1968 resta scolpito negli annali della
musica come il giorno in cui si consumò l'ultimo atto di uno dei sodalizi più
visionari del rock britannico. In quella fredda serata d'inverno, sul palco del
Pavilion Ballroom di Hastings, i Pink Floyd si esibirono per l'ultima
volta insieme al loro fondatore e leader carismatico, Syd Barrett. Quello che doveva essere un
normale concerto di provincia si trasformò invece in un momento di passaggio
epocale, segnando la fine di un'era psichedelica irripetibile e l'inizio di un
nuovo, ambizioso percorso per la band.
In quel periodo, il gruppo stava attraversando una fase di
profonda transizione e si presentava eccezionalmente come un quintetto: accanto
alla formazione originale, infatti, aveva appena fatto il suo ingresso David
Gilmour, ingaggiato per sostenere le parti di chitarra di un Barrett sempre più
provato e assente. Il concerto di Hastings fu una performance sospesa tra genio
e fragilità, dove l'incomunicabilità di Syd divenne ormai troppo evidente per
essere ignorata. Fu l'ultima volta che il "diamante pazzo" incrociò
il suo talento con quello dei compagni di viaggio; pochi giorni dopo, la band
avrebbe preso la storica e sofferta decisione di proseguire senza di lui,
lasciando che Gilmour ne prendesse definitivamente il posto.
Senza quella rottura traumatica, probabilmente non avremmo
mai conosciuto i capolavori che hanno reso i Pink Floyd immortali, eppure il
ricordo di quella serata continua a portare con sé il fascino malinconico di un
addio silenzioso, consumato sotto i riflettori di un piccolo palco inglese.

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