West Virginia

West Virginia
Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

domenica 11 gennaio 2026

12 gennaio 1997: il giorno in cui l’Italia intera cantò con la voce di Lucio e le lacrime di Samuele.

 



Canzone”, quando il dolore di Samuele Bersani divenne il capolavoro di Lucio Dalla


C’era un’aria particolare nell’Italia del gennaio 1997. Non era solo il freddo di un inverno pungente, era l’atmosfera di un Paese che si svegliava ogni mattina con una melodia precisa in testa. Se accendevi la radio, se entravi in un bar o se guardavi le classifiche dei dischi, c’era un nome che metteva d’accordo tutti, dai ragazzi ai nonni: Lucio Dalla.

Proprio in questi giorni di ventinove anni fa, il brano intitolato semplicemente "Canzone" toccava il suo apice, trascinando l'album Canzoni verso vette di vendita che oggi, nell'era dello streaming, sembrano pura fantascienza. Ma dietro quel successo commerciale clamoroso c’era una storia umana fatta di lacrime, intuito e una generosità artistica fuori dal comune.

Tutto era nato qualche tempo prima in uno studio di registrazione, dove un giovanissimo e allora sconosciuto Samuele Bersani si era presentato col cuore letteralmente a pezzi per la fine di una storia d’amore. Lucio, che di anime se ne intendeva, lo vide piangere e non gli offrì solo un fazzoletto, ma un consiglio da maestro: "Capitalizza questo dolore, Samuele. Scrivi".

Bersani scrisse parole che sembravano preghiere laiche, affidando alla musica stessa il compito di andare a ritrovare la donna amata. Quando Dalla lesse quel testo che diceva "Canzone, cercala se puoi", capì di avere tra le mani un capolavoro. Decise di cantarla lui, con quella sua voce che sapeva essere sporca e dolcissima allo stesso tempo, trasformando un pianto privato in un sentimento universale.

Il 12 gennaio 1997, quella "Canzone" era diventata di tutti. L'album vendeva migliaia di copie al giorno, superando il milione e trecentomila unità. Era il periodo in cui i dischi si compravano fisicamente e Lucio Dalla, con il suo zucchetto e il suo sguardo sornione, era diventato il custode dei nostri sentimenti.

Non era solo una hit estiva o un tormentone passeggero; era il segno che la grande musica d'autore poteva ancora dominare il mercato. Insieme a brani come "Tu non mi basti mai" e la struggente "Ayrton", quel disco ci ha regalato un Lucio Dalla in uno stato di grazia assoluto, capace di parlarci di amore e di morte con la stessa incredibile naturalezza.

Ancora oggi, se chiudiamo gli occhi e sentiamo l'attacco di quel pezzo, ci sembra di vederlo lì, mentre ci sussurra che la musica, alla fine, serve proprio a questo: a portarci dove non riusciamo ad arrivare da soli.







Nessun commento:

Posta un commento