Oggi, 4 gennaio ricorre l’anniversario della
scomparsa di Gerry Rafferty, morto a 63 anni in
questo giorno, nel 2011. Sono passati diversi anni, ma il suo nome resta
legato a una delle pagine più note della musica pop-rock, grazie a canzoni che
hanno segnato un’epoca e a un suono di sassofono che tutti, almeno una volta,
abbiamo sentito alla radio. "Se c’è un suono che definisce l’estetica
di un’epoca, quello è senza dubbio il riff di "Baker Street",
il racconto di una solitudine urbana, di sogni che si scontrano con la realtà
delle strade di Londra, tutto racchiuso in quegli otto secondi di assolo che
Raphael Ravenscroft incise quasi per caso e che divennero il marchio di
fabbrica di Rafferty.
Sarebbe però ingiusto ridurre Gerry Rafferty a un singolo
strumento. Scozzese di Paisley, con una voce vellutata e un senso innato per la
melodia, Rafferty è stato uno dei cantautori più raffinati della sua
generazione. Prima del successo solista, ci aveva già fatto ballare e
fischiettare con gli Stealers Wheel e la loro intramontabile "Stuckin the Middle with You", un brano che anni dopo Quentin
Tarantino avrebbe reso immortale nel cinema.
Rafferty era un artista schivo, quasi refrattario al successo
commerciale che pure lo travolse. Amava la musica più dell'industria
discografica, un tratto che lo rese una figura quasi mitologica: un uomo capace
di scrivere ballate perfette ma che spesso sceglieva il ritiro e il silenzio.
Il suo album capolavoro, City to City (1978),
rimane ancora oggi un manuale di scrittura pop-rock. Brani come "Right Down the Line" dimostrano una sensibilità melodica che pochi
altri hanno saputo eguagliare.
Il 4 gennaio 2011, la sua battaglia contro una salute fragile si è conclusa, ma la sua musica continua a scorrere. Ogni volta che una radio passa quel celebre riff di sax, la nebbia di Baker Street sembra diradarsi per un istante, lasciando spazio alla bellezza pura di un talento che non ha mai avuto bisogno di troppe parole per emozionare.

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