West Virginia

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Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

giovedì 1 gennaio 2026

2 gennaio 1978: il ritorno del principe delle tenebre. Ozzy e l'ultimo atto con i Black Sabbath


Ci sono date che segnano il destino delle band, e il 2 gennaio 1978 è una di queste. Quarantotto anni fa, dopo mesi di incertezze, gelo e sostituzioni temporanee, Ozzy Osbourne varcava nuovamente la soglia della sala prove dei Black Sabbath. Un ritorno che sapeva di tregua armata, giusto in tempo per dare vita a quello che sarebbe stato l'ultimo capitolo della formazione originale per molti anni: l'album Never Say Die!.

Alla fine del 1977, il clima in casa Sabbath era tutt'altro che idilliaco. Ozzy, devastato dalla recente scomparsa del padre e stanco delle direzioni musicali intraprese dalla band, aveva sbattuto la porta. I restanti membri — Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward — non erano rimasti a guardare e avevano reclutato Dave Walker (ex Fleetwood Mac e Savoy Brown).

Con Walker, i Sabbath arrivarono persino a presentarsi in TV alla BBC, eseguendo una versione embrionale di "Junior's Eyes". Ma il DNA dei Black Sabbath era indivisibile: senza la voce sgraziata e magnetica di Ozzy, l'alchimia sembrava svanita.

Il 2 gennaio 1978, Ozzy decise che la sua storia con i compagni di Birmingham non era ancora finita. Il suo rientro fu immediato, ma non privo di complicazioni. Ozzy si rifiutò categoricamente di cantare il materiale scritto con Dave Walker. Questo costrinse Geezer Butler a riscrivere freneticamente tutti i testi, dando vita a canzoni che riflettevano perfettamente lo stato di confusione e alienazione della band in quel periodo.

L'album che ne scaturì, registrato ai Morgan Studios di Londra, fu un esperimento coraggioso quanto caotico. I Sabbath provarono a spingersi oltre, inserendo fiati, sintetizzatori e persino sfumature jazzate (si pensi alla strumentale "Air Dance").

Nonostante le critiche e le tensioni interne - che avrebbero portato al licenziamento definitivo di Ozzy solo un anno dopo - Never Say Die! resta un testamento fondamentale. La title track è un inno alla resilienza, un grido di battaglia che, proprio a partire da quel 2 gennaio, permise alla band di chiudere un'epoca d'oro prima della rivoluzione targata Ronnie James Dio.

Senza quel ritorno "in extremis" all'inizio del '78, non avremmo mai avuto l'ultima testimonianza in studio della line-up originale negli anni '70. Quel 2 gennaio ci ha regalato un ultimo giro di giostra con il Principe delle Tenebre, prima che la sua carriera solista e il nuovo corso dei Sabbath cambiassero per sempre la faccia del Metal.






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