West Virginia

West Virginia
Buckhannon, West Virginia dicembre 1996

venerdì 16 gennaio 2026

L’ultima nota dell'Urlatore: Tony Dallara e quel sogno chiamato modernità



Dalle prime urla nei juke-box al trionfo di Sanremo: scompare il pioniere che portò il rock’n’roll nella melodia italiana

 

Oggi l’Italia della musica perde uno dei suoi pionieri più audaci, un uomo che non si è limitato a cantare canzoni, ma ha letteralmente cambiato il modo in cui un intero Paese ascoltava e viveva la musica. Con la scomparsa di Tony Dallara, al secolo Antonio Lardera, si ammutolisce una delle voci più iconiche di quella stagione degli "Urlatori" che, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, ebbe il coraggio di rompere con la tradizione del "bel canto" per abbracciare l'energia vibrante che arrivava dall'America.

Tutto ebbe inizio nel 1957. L'Italia era in pieno boom economico, le case si riempivano di elettrodomestici e nelle piazze arrivavano i primi juke-box. In questo scenario, un giovane ragazzo che lavorava come fattorino in una casa discografica decise di incidere un brano destinato a diventare leggenda: "Come prima". Non fu solo un successo commerciale da milioni di copie; fu una scossa elettrica. Mentre i cantanti della vecchia guardia stavano fermi davanti al microfono, Tony si muoveva, alzava il volume, usava la voce come uno strumento a percussione. Era l'urlo di una gioventù che voleva uscire dal dopoguerra e iniziare finalmente a ballare.

Il momento d'oro arrivò nel 1960, un anno cruciale per la cultura italiana. Sul palco del Festival di Sanremo, Dallara portò "Romantica" in coppia con il grande Renato Rascel. Fu un trionfo simbolico: la melodia classica italiana si fondeva con la potenza vocale del nuovo corso. Tony dimostrò al mondo che si poteva essere "moderni" pur restando nel solco della grande tradizione melodica.

Il cinema non tardò ad accorgersi di lui. Divenne il volto dei "musicarelli", quei film nati per promuovere le canzoni, recitando accanto a icone come Mina e Celentano. Titoli come I ragazzi del juke-box restano oggi testimonianze preziose di un'Italia ingenua e bellissima, che vedeva in Tony il simbolo di un futuro radioso.

Ma Tony Dallara non era solo musica. Chi ha avuto modo di seguirlo negli ultimi decenni sa che la sua creatività non conosceva confini. Quando i riflettori dei grandi palchi si sono leggermente attenuati, Tony ha trovato rifugio nella pittura. Le sue tele, cariche di colore e di una forza espressiva quasi astratta, erano lo specchio fedele della sua voce: mai banali, sempre piene di vita.

Negli anni della maturità, è diventato un ospite fisso e amatissimo della televisione italiana. Con la sua ironia e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio, raccontava aneddoti di un'epoca in cui le canzoni si scrivevano al bar e i sogni si inseguivano a bordo di una Vespa. Non ha mai smesso di sentirsi un artista, continuando a esibirsi finché le forze glielo hanno permesso, sempre con quella capacità di "bucare lo schermo" che è propria solo dei grandi.

Oggi lo ricordiamo non solo per i suoi acuti o per i suoi successi internazionali (che lo portarono a scalare le classifiche anche all'estero, fatto rarissimo per l'epoca), ma per la sua autenticità. In un mondo musicale che oggi corre velocissimo e spesso dimentica i propri padri, Tony Dallara resta una colonna portante.

Ci lascia le sue canzoni, certo, ma ci lascia soprattutto il ricordo di un sorriso che non si è mai spento e di una voce che, ancora oggi, sembra dirci che la vita va vissuta a pieno volume. Se ne va l'uomo, ma resta l'eco di quell'urlo che, tanti anni fa, ci ha resi tutti un po' più liberi e un po' più felici.






Nessun commento:

Posta un commento